I’m too sexy for you, Martin

27 giugno 2011 7 commenti

Accadde una notte. Una notte come tante, di un sabato sera anonimo.
Sono circa le 2 del mattino e come vuole l’ordinarietà della mia vita, mi ritrovo al Sax con i soliti amici. Con me quella sera, a condividere le gioie e le tristezze della vita, l’onnipresente Matteo.

Io in questo periodo mi sento piuttosto in forma. Oddio, non splendo di salute ma devo dire che ho perso qualcuno dei miei affezionati chili di troppo e comincio a sentirmi bene con il mio corpo. Non posso dire di essere pronto per la prova costume ma non mi sento più obbligato a vestirmi di nero cercando di ingannare la percezione visiva del prossimo nascondendo i maniglioni antipanico che orbitano attorno al mio ventre.

Fatto sta che sull’uscio del Sax, ci atteggiamo come due fusti in vetrina ad Amsterdam. Per Matteo, noto conquistadores di anime vergini (e/o navigate), la cosa veniva naturale ma io faticavo a trovare la posizione più di grido: mani in tasca o conserte..? Schiena appoggiata al muro o ben dritta e fiera…? Parlata suadente e calma con una lieve punta di cinismo e disprezzo per la vita, o un po’ caciara, da simpatico terrone che in fondo non posso nascondere di non essere?

Non aspettammo a lungo quando arrivò la prima vittima. Esemplare femminile di età indefinita. Avrebbe potuto avere tra i 30 e i 43 anni, portati male in entrambi i casi. Era la famosa e leggendaria fattona del locale.
Da diversi anni questa figura mitologia mezza donna e mezza spugna, si presentava al Sax con cadenza trimestrale per portare scompiglio e ilarità tra i suoi frequentatori. Rimorchio al rhum, ballate sul tavolo da biliardo e scivolate dal tacco 12, facevano parte del suo repertorio.
Non che ne fossi attratto, ma la mia autostima avrebbe comunque ritrovato giovamento del rimorchio al rhum. E invece l’avvenente signorina si rivolse a Matteo chiedendole un autostop fino a casa. Il Principe sa come farsi desiderare e decide di inventarsi la balla clamorosa di essere arrivato a piedi, nonostante fosse palesemente appoggiato alla sua auto. Lei gli chiese qualche tiro della sua sigaretta ma lui, da galantuomo che è, gliene offrì una nuova. Lei lo ricompensò con un affettuoso bacio sulla guancia. E se ne andò, sbiascicando qualcosa su una sua malattia che la stava dilaniando.

Un po’ invidioso per le attenzioni riservate al mio amico, mi tirai su i pantaloni che mi stavano un po’ larghi, mi diedi una pettinata e sospirai sperando in una prossima occasione.

Pochi minuti più tardi, comparve un altro elemento degno di nota. Una ragazzetta in carne ma comunque in qualche modo attraente se hai bevuto la giusta quantità di alcool, fece capolino davanti a noi interrompendo i nostri commenti sull’avventura sventata dal bel Matteo.

- “Ciao”. Disse lei. “Come ti chiami” chiese a Matteo.
- “Matteo” rispose lui. “E tu?”.
Lei ignorò la domanda e proseguì all’attacco:
- “Sei fidanzato?” “Si”, disse lui.
- “Peccato” ribattè lei.
- “Quanti anni hai?” continuò.
- “30″ mentì spudoratamente. “E tu?” “17″ fece  lei.
Matteo si sentì gelare lungo la schiena. A metà strada tra il lusingato e il carcerato in una doccia. Io rimasi a guardare quel bel bocconcino mentre se ne andava salutando Matteo.

E no cazzo. Ma uno cosa deve fare per attirare un po’ l’attenzione? Di chiunque!
Assunsi la medesima posa del mio collega cercando di prendergli in presto anche la sua tipica espressione inebetita che lo contraddistingue. Forse sarà quella che colpisce le donne.

Ma quando le mie speranze andavano via via svanendo e la serata era in procinto di chiudersi, ecco che arrivò il mio momento di gloria.
Venni interrotto da uno strano soggetto. Basso, tarchiato e calvo. E ovviamente non era una donna. Mi si avvicinò e cominciò ad attaccare bottone.

- “Ciao”. “Bella serata vero?”
- “Potrebbe andare meglio.” dissi io.
- “E perchè mai?” disse lui.
- “Meglio che non te lo dica.” risposi voltandomi guardingo.

Alzai i tacchi e me ne andai piuttosto velocemente. Così velocemente che la mia autostima non fece in tempo a seguirmi rimanendo stesa sul marciapiede calpestata ripetutamente.

Troppo trash

23 maggio 2011 16 commenti

Troppo belli posterImmagino che conosciate tutti quel meraviglioso sito internet che è IMDb, il più grande database online di tutto il cinema e la TV del pianeta. Un riferimento per molti, una bibbia per il sottoscritto.
Come ogni grande archivio che si rispetti, anche questo ha le sue belle classifiche basate sui voti di migliaia di utenti che ogni giorno giudicano quel che vedono sul grande schermo. La classifica dei box office, il borsino degli attori, i migliori film per genere e quelli in assoluto. Ma soprattutto, i peggiori 100 film della storia del cinema.

Sfogliando la classifica, ovviamente, non è facile riconoscere film tra i più noti ma, spulciandola ben bene, si possono scoprire alcune sorprese. Disaster Movie per esempio, che personalmente non ho visto ma che mio fratello ha addirittura noleggiato al Blockbuster e ammesso di averlo apprezzato. Oppure il meno insospettabile Glitter del mio perduto amore Mariah Carey o il pluricostosissimo fallimento di John Travolta, Battaglia per la Terra.
Ma al 17esimo posto, tra i film peggiori del pianeta, troviamo quel capolavoro partorito dalla mente geniale di Maurizio Costanzo: Troppo Belli, con Costantino Vitagliano e Daniele Interrante.
Ve li ricordate quando questi due tamarri della periferia sud di Milano impazzavano dappertutto? Io purtroppo si. Andavo alle superiori e condividevo gli studi con una quindicina di studentesse femmine tutte, più o meno, infatuate o ingrifate da cotanta terronagine.

Troppo belli è stato un flop  su tutti i fronti. Incassò meno della metà di quanto è costato e Costantino vinse il Fiasco d’Oro, un premio che non ha bisogno di spiegazioni. Ma il risultato più positivo è che affondò definitivamente la carriera dei due troppo belli in men che non si dica.

Io non l’ho mai visto. Non perchè non voglia, ma solo perchè è irreperibile. Il DVD con tanto di contenuti speciali (!) è introvabile e sperare di pescarlo per torrenti o sul mulo è praticamente impossibile. Ma c’è sempre Youtube. E questo è solo l’inizio, da gustarselo tutto fino in fondo.

Sarà anche il 17esimo film più brutto della storia ma ci lascerà sicuramente in eredità i migliori primi 5 minuti della storia del cinema.

Pensate che sarà mai di peggio? Io ne ho uno in mente…

Nuova ossessione: Gordon Ramsay

15 maggio 2011 15 commenti

È inutile che cerchi di nasconderlo. Ho una nuova morbosa e viscerale ossessione per Gordon Ramsay. È ormai qualche tempo che mi sono reso conto di “amarlo” dal profondo del mio stomaco.

È cominciato tutto per caso. Stavo cenando in cucina dove l’unico canale del digitale terrestre che ritengo valga la pena di vedere è Cielo. E proprio su questo magico network mi trovo davanti il biondo Gordon in un episodio di Hell’s Kitchen. Subito folgorato dalla sua stronzaggine e dal poco rispetto per chi si ritrovava davanti, mi è venuto in mente di come venivo trattato nella terra dei giapponesi. E così ho pensato “È divertente quando capita agli altri. Mi piace!”.
Da allora non mi sono perso un episodio. Ho visto ogni serie del reality show più reality che ci sia nel quale non si vince o si perde per un televoto dato o mancato, ma grazie al giudizio unico e insindacabile dello scozzese d’acciaio.

Prosegui la lettura…

Serenità latente – parte terza (Calimero’s version)

17 aprile 2011 5 commenti

Per una corretta lettura di questo articolo, premere play nel lettore sottostante:

Non vi aspettavate la terza parte vero? Ebbene, c’è anche una terza parte. D’altronde, io non ho mai detto che avrei parlato di lavoro e basta.
Ma parliamo di lavoro.

Mi ritrovo ancora una volta, come quel novembre 2008 a pensare e meditare sul mio futuro. Penso agli anni passati, alle scelte compiute e a quelle mai intraprese. Penso cosa sarebbe successo se fossi andato avanti con gli studi invece di accontentarmi del primo lavoro capitatomi. Penso a cosa sarei diventato se il mio ruolo di delegato marketing avesse preso piede. Forse sarei diventato più cinico e più attaccato ai soldi (???) o forse avrei semplicemente rimandato le lacrime qualche mese più tardi quando la ditta chiuse i battenti senza preavviso lasciando a casa i miei colleghi. Con nessuno di loro ho legato ma ho anche avuto poco tempo per farlo. Indubbiamente però, mi dispiace averli visti appiedati per colpa di un francesino incompetente e arrogante (esistono francesi differenti?).

Prosegui la lettura…

Serenità latente – parte seconda

12 aprile 2011 8 commenti

Mi trovavo nella tavola calda più sfigata di corso Buenos Aires. Frequentavo quel posto per un solo motivo: lì non avrei incontrato mai i responsabili e i loro scagnozzi. Mi ero già giocato il Burger King di piazza Lima, il ristorante cinese con la cameriera sexy, la tavola calda dal risotto ai funghi più prelibato di Milano e persino il kebabbaro era diventato territorio nemico. Tutti posti che loro erano soliti a frequentare erano per me off limits.

Ricevetti una telefonata da un’agenzia di lavoro di Vicenza che aveva trovato interessante il mio curriculum. A quanto pare, perchè io non mi ricordavo, avevano ricevuto la mia candidatura per una posizione di responsabile di un supermercato discount.
Io non ho mai lavorato in un supermercato e tantomeno ho mai desiderato farlo. Anzi, ho sempre considerato quel lavoro una posizione assolutamente poco attraente (per usare un eufemismo). Non ha niente a che vedere con la vendita alla quale ero abituato. Non hai da convincere un indeciso per acquistare un prodotto. Non puoi flirtare con le clienti per appioppargli l’ultimo ritrovato di bene di consumo di qualsiasi genere. E alla fine della giornata, dato che non hai parlato con nessuno se non con te stesso, non hai aneddoti sulla giornata. O per lo meno, se te li racconti, li conosci già.

E perchè mai avrei dovuto candidarmi per una posizione del genere? Fatto sta che probabilmente l’ho fatto. E questa agenzia ha colto la palla al balzo per vantare con orgoglio tra le sue fila un bel Martini neo-stipendiato.

Al telefono me la sono tirata parecchio. Ho detto loro che quella posizione era da me ambitissima da molto tempo perchè mi ero stancato di lavorare in negozi chic e raffinati. Volevo il contatto con la medio-bassa borghesia, da troppo tempo lontana da me e dalle mie abitudini medio-borghesi.

Prosegui la lettura…

Rss Feed Tweeter button Facebook button Flickr button Youtube button