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Saluti da Cogne

Venerdì mattina. In piedi sin dall'alba. Un caffè al volo, una lavata di denti e sono già fuori casa. L'estate è ormai alle porte ma, a quell'ora, fa comunque freddino. Scaldo un po' la macchina, non molto perchè ho fretta, e parto. Direzione Torino.
Speriamo di trovare ancora qualche biglietto disponibile. Ho preso un giorno di ferie per essere presente oggi. Alla sentenza finale per Annamaria Franzoni.


Queste poche righe sono il frutto di sette anni di accuse, difese, rinvii, ricostruzioni, pianti, bugie, calunnie, apparizioni TV, speciali in prima serata... Troppi. Decisamente troppi per un caso in cui per la maggiorparte di ogni mente sana di questo pianeta, la verità è chiara e limpida, come il cielo di Cogne.
Oltre venti persone venerdì mattina erano in fila, davanti all'ingresso del tribunale di Torino in attesa dell'apertura dei cancelli. Con un numerino in mano che permetteva loro di avere un posto in primafila nell'aula di tribunale. Come al cinema, come dal macellaio. Con la presunta macellaia a pochi metri da loro. Una donna, una diva, un omicida.
Non ho intenzione di dare la mia sentenza su questo caso. Non sono un detective e non ho informazioni valide per studiarle. Mi sono fatto un'idea, come tutti, ma non la dirò. Annamaria Franzoni ha dato una sua versione per sette anni. I suoi avvocati ne hanno date più di una. I giudici sono certi della sua colpevolezza ma, le prove evidenti, sono sempre troppo labili e confutabili.

Cogne è diventata un centro turistico. La "Villa degli Orrori", come titolata da Studio Aperto, è diventata una meta obbligatoria per chi si reca in Valle d'Aosta. Persino io, un paio d'anni fa, sarei andato a vederla quando ne ebbi l'occasione.
L'avvocato Taormina si è fatto tanta di quella pubblicità da permettersi di accantonare il caso e di dedicarsi ad altro. E pensare che prima di Cogne era un avvocato mediocre.
La madre che avrebbe ucciso il proprio figlio, nel frattempo, ne ha fatto un altro. Ha annunciato la sua gravidanza in diretta TV. E quando Maurizio Costanzo le ha chiesto di che sesso sarebbe stato, lei ha risposto che la sua vita privata era già stata fin troppo calpestata.
Calpestata. Come si calpesta una strada, un prato in fiore, la moquette della camera da letto o il proprio figlio. Si, perchè dopo sette anni appare clamorosamente l'arma del delitto. Un sabot, per il quale sempre Studio Aperto ha dedicato un servizio, decantandone le differenze dal comune zoccolo. Un servizio di tre minuti, tra un cane morente e le immagini del calendario di Rossella Brescia di tre anni fa, per annunciare la ripresa del gemello brutto di Zelig, Colorado caffè.
Venerdì, annunciato come l'elezione del nuovo Papa, la resa dei conti, il giorno del giudizio. Si parla di trent'anni. I giudici si sono espressi: sono sedici.
Illusi. Non è finito un bel niente. Andranno in cassazione. Oggi uno speciale su Rete4 diceva che, se tutto va come gli avvocati vorranno, tra premessi speciali, buona condotta ed altri cavilli vari, Annamaria Franzoni potrà uscire dal carcere nel 2014. Tra sette anni. Quando il piccolo Samuele avrebbe potuto compiere 15 anni.
Samuele Chi? Ah già. Il bambino. Ce ne eravamo quasi dimenticati. Perchè è più bello parlare del carnefice piuttosto che delle sue vittime. Ditemi un nome di una vittima di Jack lo scuartatore o del mostro di Firenze.
Cercavo la data di nascita del bambino e, attraverso google, mi sono imbattuto nel sito Giustizia per Samuele. Scopro tristemente che di Samuele se ne parla ben poco. E la data, non l'ho ancora trovata.
Saluti da Cogne. Dove la neve non è mai stata così sporca. Di che cosa, lo scegliete voi.