Essere Interista
31 mag 2006 | 20:02 Archiviato in:
il punto
"G"
Ciao a tutti, io sono Gigi l’amicone del curatore di questo sito, che ringrazio per l’occasione poiché mi dà la possibilità di esprimere il mio pensiero sull’essere interista.
Appunto, come ci si sente ad essere interista? Beh, estati calde e speranzose, inverni freddi e deludenti; già rassegnati a vedere lo scudetto perso ancora una volta. Ma questo è un luogo comune. Lo sanno tutti. Quello che vi voglio raccontare è come ho vissuto io i momenti in cui l’Inter ha perso. Spesso non solo la posta in palio. Momenti in cui sei deriso dagli amici gobbi e beffeggiato dai cugini rossoneri.
Tralasciamo gli anni novanta nei quali,
forse, tre coppe UEFA e i numeri di Ronaldo
ci facevano sembrare al cospetto del gotha
del calcio, giornali e TV, una squadra pronta
ad un ciclo, pronta al decollo pronta a far
paura in Europa e nel Mondo. Invece forse
quella notte di St. Denis il 12 luglio 1998
oltre al Brasile, a perdere fu anche
l’Inter, perchè il nostro Fenomeno
crollò e da giocatore nerazzurro non si alzò
mai più.
Quell’estate avevo appena compiuto 18 anni, fui bocciato a scuola ma non me ne fregava niente. Mi esentarono dalla naja, andai in vacanza con gli amici, mi fidanzai con una tettona polacca. E l’inter? Beh, l’Inter era pronta al decollo perchè dopo lo scudetto che la Juve di Moggi ci rubò, e dopo la coppa UEFA vinta, il nostro caro Presidente ci regalò un certo Roberto Baggio. Insomma un’estate fantastica per me, sicuro che i mesi a seguire sarebbero stati indimenticabili.
Cosa volete che vi dica? Sarà stato un errore di gioventù. A ottobre lasciai la scuola e andai a lavorare. A novembre la polacca mi lasciò e si portò via le sue tette e a Natale l’Inter di Ronaldo e Baggio era già fuori da tutti i giochi.
Poi però, come spesso accade, il fato ti dà una seconda opportunità. E’ il 2002, un giorno di maggio ma non mi ricordo quale (!). All’Olimpico si gioca Lazio – Inter, siamo primi in classifica, ma dobbiamo vincere. Io sono più grande e non voglio illudermi, ma questa volta è difficile non illudersi. Siamo vicini manca un niente. La Lazio e una squadretta demotivata. In panchina c’è Cuper, in campo Gresko, Vieri e ancora Ronaldo fino al 76’ poi il brasiliano va a piangere in panchina, con il mondiale nippo-coreano e il Real Madrid già nella testa. Piange Ronie, come spesso ha fatto nell’Inter. Si è rotto due volte il ginocchio, Moggi gli ha negato il suo primo scudetto italiano, Cuper non lo stima. Ronie piange ma perché? Io quel giorno di maggio ero solo in camera mia, dovevo andare a Milano, in Piazza Duomo a festeggiare ma Lazio – Inter finì 4 a 2. In Piazza Duomo ci andarono i gobbi! Rimasi basito, incredulo, impietrito. Sdraiato sul letto per non so quante ore a fissare il poster di Mattheaus, quel volto dallo sguardo di leader forte, granitico, gli occhi di un comandante, ed io, invece, con la maglietta 1+8 di Zamorano addosso… comincio a capire come abbiamo perso. In quell’1+8, così come nei codini afro di Taribo West, nelle lenti a contatto rosse di Materazzi, nelle veline di Vieri e nel contratto faraonico di Recoba (chi non vorrebbe Paco Casal come curatore dei propri interessi!?) c’è tutta la differenza tra chi è un vincente e chi non lo è. Ecco come mi sentii io in quel maledetto pomeriggio, tradito e offeso da 11 conigli che forse, non sanno che una loro azione, un loro gol, una loro finezza calcistica, regala a noi tifosi delle emozioni vere molto più vere delle loro tante banconote o delle loro altrettante love story con soubrette di turno.
Sono passati quattro anni e nulla è cambiato. Dicono che la pazienza sia la virtù dei forti e noi tifosi dell’Inter di pazienza ne abbiamo avuta davvero tanta. Si và avanti così con altri campioni iperpagati e iperappagati finché forse, un giorno, anche senza Moggi e anche senza conflitti d’interessi… forse, nessuno potrà più dirci “non vincete mai!”.
Quell’estate avevo appena compiuto 18 anni, fui bocciato a scuola ma non me ne fregava niente. Mi esentarono dalla naja, andai in vacanza con gli amici, mi fidanzai con una tettona polacca. E l’inter? Beh, l’Inter era pronta al decollo perchè dopo lo scudetto che la Juve di Moggi ci rubò, e dopo la coppa UEFA vinta, il nostro caro Presidente ci regalò un certo Roberto Baggio. Insomma un’estate fantastica per me, sicuro che i mesi a seguire sarebbero stati indimenticabili.
Cosa volete che vi dica? Sarà stato un errore di gioventù. A ottobre lasciai la scuola e andai a lavorare. A novembre la polacca mi lasciò e si portò via le sue tette e a Natale l’Inter di Ronaldo e Baggio era già fuori da tutti i giochi.
Poi però, come spesso accade, il fato ti dà una seconda opportunità. E’ il 2002, un giorno di maggio ma non mi ricordo quale (!). All’Olimpico si gioca Lazio – Inter, siamo primi in classifica, ma dobbiamo vincere. Io sono più grande e non voglio illudermi, ma questa volta è difficile non illudersi. Siamo vicini manca un niente. La Lazio e una squadretta demotivata. In panchina c’è Cuper, in campo Gresko, Vieri e ancora Ronaldo fino al 76’ poi il brasiliano va a piangere in panchina, con il mondiale nippo-coreano e il Real Madrid già nella testa. Piange Ronie, come spesso ha fatto nell’Inter. Si è rotto due volte il ginocchio, Moggi gli ha negato il suo primo scudetto italiano, Cuper non lo stima. Ronie piange ma perché? Io quel giorno di maggio ero solo in camera mia, dovevo andare a Milano, in Piazza Duomo a festeggiare ma Lazio – Inter finì 4 a 2. In Piazza Duomo ci andarono i gobbi! Rimasi basito, incredulo, impietrito. Sdraiato sul letto per non so quante ore a fissare il poster di Mattheaus, quel volto dallo sguardo di leader forte, granitico, gli occhi di un comandante, ed io, invece, con la maglietta 1+8 di Zamorano addosso… comincio a capire come abbiamo perso. In quell’1+8, così come nei codini afro di Taribo West, nelle lenti a contatto rosse di Materazzi, nelle veline di Vieri e nel contratto faraonico di Recoba (chi non vorrebbe Paco Casal come curatore dei propri interessi!?) c’è tutta la differenza tra chi è un vincente e chi non lo è. Ecco come mi sentii io in quel maledetto pomeriggio, tradito e offeso da 11 conigli che forse, non sanno che una loro azione, un loro gol, una loro finezza calcistica, regala a noi tifosi delle emozioni vere molto più vere delle loro tante banconote o delle loro altrettante love story con soubrette di turno.
Sono passati quattro anni e nulla è cambiato. Dicono che la pazienza sia la virtù dei forti e noi tifosi dell’Inter di pazienza ne abbiamo avuta davvero tanta. Si và avanti così con altri campioni iperpagati e iperappagati finché forse, un giorno, anche senza Moggi e anche senza conflitti d’interessi… forse, nessuno potrà più dirci “non vincete mai!”.


