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in cima all'Olimpo

Laggiù, nella terra in cui prese vita la civiltà occidentale così come la conosciamo, ai piedi dell'Olimpo dimora degli dei, i rossoneri si riprendono quella coppa che tanto amano, che tanto rappresenta per questa società.
Non poteva andare diversamente, non poteva esistere altro finale se non quello di una rivincita, come se tutto fosse stato scritto in un'opera di Eschilo, una trama che per gli inglesi ha l'amaro della tragedia greca e per gli italiani il dolce sapore dell'Odissea di Omero.
Il viaggio ha preso il via da quel 25 maggio di due anni fa, dopo una sconfitta tra le più amare della storia della coppa e di quella del Milan, dopo una serata che è diventata leggenda nella sua atrocità, guarda caso sulle rive del Bosforo, a pochi chilometri da quella Troia, situata sulle coste della Turchia, lasciata in fiamme dai greci esultanti. Quella sera fu solo l'inizio di un viaggio (per fortuna non lungo come quello di Ulisse) che avrebbe riservato ai rossoneri altre cocenti delusioni. Da lì venne uno scudetto perso al fotofinish, un'altra stagione senza gloria, poi lo scandalo del calcio, la penalizzazione, una Champions riacciuffata disperatamente, con la consapevolezza di essere una squadra ridotta all'osso, con un organico inadatto ad affrontare imprese che parevano insormontabili.

Per un anno abbiamo chinato il capo di fronte alla maestosità dei cugini, inermi davanti ad uno squadrone costruito per vincere tutto; impotenti, a corto di fiato fino all'inverno, fino all'approdo a Malta, isola provvidenziale come fu l'isola dei Feaci per Ulisse, approdo felice raggiunto dopo aver superato prove e tappe insuperabili per chiunque. Da lì Ulisse è ripartito per raggiungere l'amata Itaca, da lì Ancelotti, l'unico condottiero che mai ha temuto di non farcela, è salpato per raggiungere Atene, per tornare a casa, dove il Milan aveva già scritto il suo nome ai piedi del monte sacro agli dei. Mano a mano che la terra promessa si avvicinava, i rossoneri acquistavano più forza, più convinzione, superando scozzesi e tedeschi con qualche paura, così come Ulisse aveva faticato ad aver la meglio sull'insidiosa Circe e su Polifemo, fino all'ostacolo più duro, quel Manchester così forte, così bello e pieno di talento. Ma il Milan sa esaltarsi come pochi di fronte al pericolo, di fronte alle difficoltà e quando, dall'altra parte del tabellone, si è materializzata la figura di Gerrard, novello Poseidone, avversario di Ulisse, a tutti è parso chiaro che il cerchio si dovesse chiudere, che le dolci sponde della Grecia sarebbero state raggiunte, che il destino, il fato, gli dei ci avevano concesso questa rivincita, la possibilità di riscattarci, mettere a frutto ciò che si era imparato dalle avversità, di dimostrarci più forti del dolore, del ricordo, di tutti.
Il resto è storia dell'altro giorno, il resto è la parola fine in fondo ad un romanzo moderno, che poco ha a che fare con una tragedia greca, poco centra con Omero ed Ulisse... o no?