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La fine di un'era

Ebbene si. È finita. È durata tanto questa avventura, otto lunghi anni.
Per otto lunghi anni la gente ha mostrato verso di me svariate reazioni nell’apprendere il mio apporto verso l’economia di questo paese. Qualcuno mi ha invidiato, qualcuno si è incuriosito, in tanti mi hanno (pre)giudicato e non pochi mi hanno evitato dopo averlo saputo.
Quando dici di lavorare in un Sexy Shop devi sempre pensare che chi ti sta ascoltando nella maggioranza dei casi non ha mai visto un negozio del genere. Quello che conosce sono solo una serie interminabile di luoghi comuni e pregiudizi. Pregiudizi, che poi diventa facile accomunare anche a chi ci lavora.
Non ho mai rivelato in questo sito la mia occupazione. La gente, anche se non lo ammetterà mai, ha il tremendo vizio di giudicare la gente per il lavoro che fa. Se sei un impiegato di un ente statale sei un raccomandato, se sei un insegnate sei un talento sprecato e se sei un carabiniere, invece, si inventano le barzellette su di te. Secondo l’ignoranza collettiva, i commessi di sexy shop sono suddivisi in due categorie: gay e viscidi pervertiti. E non essendo gay...
Otto anni fa accettai questa avventura. Stavo ancora facendo gli esami di maturità quando qualcuno mi offrì l’opportunità di lavorare in un negozio. Conoscevo molto bene quella persona e sapevo che quello che mi stava proponendo era una proposta reale e seria, e l’idea mettermi dietro un bancone assieme a degli amici come nel film Clerks mi entusiasmava molto.
Il lavoro era bello. Due turni (mattina e sera) che mi permettevano di svegliarmi ad orari ragionevoli e che non condizionavano di troppo la durata e la qualità delle mie sertate. Al di là dell’afflusso di clienti di cui mi occupavo, avevo parecchio tempo da dedicare ai passatempi più disparati: il Blockbuster dall’altra parte della strada mi aiutava a tenermi aggiornato sul mercato dell’home video più tradizionalista, un computer connesso ad internet (successivamente wi-fi) garantivano la possibilità di continuare a gestire i miei traffici sulla rete (compreso questo sito) e il cavo antenna appeso al controsoffitto e collegato alla TV, mi ha regalato parecchie soddisfazioni non facendomi perdere nemmeno un episodio dei Simpson. Immaginate di fare tutto questo ed essere pure pagato (bene). Chi lo mollerebbe più questo lavoro?(continua qui...)
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