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Le 5 fasi del dolore: Rabbia

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La rabbia e l’impotenza avevano preso il sopravvento. Progettavo seriamente una vendetta. Memore dell’incompreso film del 1985 Turk 182 di Bob Clark decisi che l’umiliazione subita sarebbe dovuta ricadere sul francesino, giudicato da me l’unico e il solo responsabile. Preparai davvero un piano diabolico su carta. Pensai allo sputtanamento totale con armi che non vi sto a spiegare poiché potrei essere incriminato qualora decidessi di attuarle per davvero.
E mentre il sangue continuava a ribollire nelle mie vene, anche le mie relazioni personali andavano scemando. In quel periodo diventai scontroso e malfidente. Cinico lo sono sempre stato ma stronzo allo stato puro non ne sono mai stato capace, perciò mi veniva davvero male e questo non faceva altro che dare manforte al senso di autostima già da tempo sotto le scarpe, tornate ormai in versione da ginnastica avendo messo a riposo per sempre quelle lucide da “matrimonio”.
Cominciò così la mia trafila da disoccupato che mi portò a girare come una trottola alla ricerca di un lavoro. Uno qualsiasi.
Feci colloqui in ogni parte della Lombardia. Ero convinto che con la mia esperienza di venditore non avrei avuto tante difficoltà nel settore commerciale. Una delle prime proposte interessanti che ricevetti fu il venditore porta a porta di lavoro. No, non ho sbagliato a scrivere. Voglio proprio dire che la mia mansione sarebbe stata “venditore di essere umani a scopo lavorativo”. Ho sempre sognato di fare il talent scout, scoprire talenti artistici e piazzarli sul mercato dell’intrattenimento e così decisi di approfondire meglio l’argomento con la direttrice. In pratica dovevo contattare le aziende e proporre un operaio per una fabbrica, una dattilografa per un ufficio, un muratore per un’impresa di costruzioni. Avrei avuto una “scuderia di manovali” (testuali parole) da piazzare come i carriarmati del Risiko. Avrei guadagnato X soldi qualora il mio cavallo fosse stato assunto e avrei percepito una parte del suo stipendio per tutto il periodo di prova. Chiesi come avrei svolto il mio lavoro e mi dissero che, anche da quel momento subito dopo il colloquio, avrei potuto cominciare suonando i campanelli di ogni ditta nel circondario per sapere se erano a corto di personale. Guardai fuori e vidi la neve scendere rapidamente. Me ne andai dicendo “Vi faro sapere”.
Intanto ero alle prese con le illusioni di un’occupazione statale con Gigi che mi informava su ogni concorso promosso dall’ATM o con mio padre che mi lodava i piaceri del posto fisso consigliandomi di tentare la carriera di postino, Io, che se potessi brucerei ogni ufficio postale del paese.
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Le 5 fasi del dolore: Negazione

Fired!
Venni assunto il 6 ottobre 2008 da una multinazionale francese, leader in Europa nei sistemi di sicurezza informatica e tutela dei dati sensibili. Il mio compito era quello di contattare le PMI della zona e proporre loro un’irripetibile offerta di partnership con il grande gruppo che rappresentavo. Fissato l’appuntamento (quando capitava), salivo a bordo della Smart d’ordinanza e sfrecciavo verso la chiusura istantanea del contratto. Oltre alla già citata auto aziendale, la grande famiglia mi ricompensava con un cellulare, rimborsi spese per vitto e spostamenti, e uno stipendio da 1487,00 euro più le provvigioni ai contratti stipulati. Avevo trovato l’America.
Il mio direttore, un francese inamidato poco più vecchio di me che ha ottenuto tale posizione grazie a suo cognato (il presidente di tutta la baracca!) aveva quell’atteggiamento da yuppie che proprio non riuscivo a sopportare. Aveva l’abitudine di chiamare telefonicamente ogni impiegato per caricarlo e motivarlo. “Un pensiero gentile” direte voi. Una tortura inflitta con crudeltà inaudita pensavamo tutti. Le telefonate mattutine, il modo di porsi, di motivare e di stimolare ricordavano il “Manuale del giovane dirigente” degli anni ’80, quello che Sergio Vastano all’epoca del Drive In e della Bocconi santificava come un vangelo.
Un bel giorno, il 17 novembre dello stesso anno (quarantatre giorni dopo!) il giovane dirigente mi chiama come ogni mattina dandomi appuntamento in ufficio. Una cosa strana pensavo. Quel giorno infatti tutti noi eravamo disseminati per Milano alla ricerca di contatti e potenziali clienti. Quindi entrai in un ufficio vuoto, come fosse una domenica mattina ricevetti la consueta stretta di mano, frasi di circostanza, un caffè e poi la chiaccherata amichevole.
- Lui: “Sai, ti ho osservato molto in questo ultimo periodo. E sono giunto alla conclusione che potresti trovare la felicità da un’altra parte”.
- Io: “Non capisco... Mi manda in una filiale all’estero?
- Lui: “No!” - “Io ho intuito per queste cose. C’è chi è bravo in questo lavoro e chi no. E tu non lo sei”.
Dopo un’infruttuosa scenata consegnai le chiavi della Smart, il telefono, l’agenda e i miei appunti ritrovandomi sulla linea 2 della metropolitana in giacca e cravatta e in mano un sacchetto dell’esselunga con dentro i miei effetti personali.
Pensai di tutto in quel lungo viaggio. Pensai ad uno scherzo, ad un brutto sogno. Pensai addirittura di essere stato messo alla prova dalla mia azienda, un test. Pensai che prima o poi avrei ricevuto la chiamata da parte del presidente in persona per scusarsi del malinteso.
Non avvenne niente di tutto ciò. Ero stato licenziato. I miei sogni di carriera infranti. Le mie speranze tramutate in illusioni e poi bruciate come l’auto e la casa del mio direttore, in un tragico incidente avvenuto solo nella mia fantasia.
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Ritorno in (grande) stile

Sono passati 15 mesi. Tanto è passato dal mio ultimo segno di vita in queste pagine.
Il Martini non è morto. È vivo, con meno capelli, meno soldi, meno donne che gli girano intorno e, forse, meno maniglioni antipanico sopra la cinta.
Le motivazioni della lunghissima assenza sono tante. Difficili racchiuderle in un unico post. E soprattutto è difficile raccontarvele alle 2:06 con poca batteria rimasta sul computer.
Le verità verranno a galla. Il vaso sarà aperto. I nodi verranno al pettine... Ma non ora.

Abbiate pazienza. Ne avete avuta per 15 mesi. Alla peggio, griderete “e sticazzi?!...
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Ho visto la luce!

Pare che dopo otto anni di peccati e di lavoro al servizio di Satana, qualcuno abbia voluto inviarmi un segnale indicandomi dove avrei dovuto trascorrere il mio sabato e la mia domenica.
Sabato sera, il mio luogo di perdizione e peccato l’ho trascorso all’oratorio. Lo stesso in cui sono cresciuto.
La molla che mi ha spinto a varcare nuovamente il cancello dopo quasi vent’anni, è stata la serata del gruppo in cui canta la Dany. Vederla e sentirla è sempre un piacere e quando mi ha detto che si sarebbe esibita in un posto così importante per me (nel bene e nel male) non ho potuto resistere.
Immediatamente mi sono affiorati i ricordi più piacevoli. Il posto dove parcheggiavo la mia bicicletta, il campo da calcio degli Azzurri dove ho sgambettato con i primi palloni e quella giostra un po’ imboscata dove... dove... beh, insomma, dove gli altri muovevano i primi passi.
Nulla era cambiato. Nemmeno le facce. A gestire la pesca di beneficenza c’era sempre l’Ambrogia. La stessa che mi faceva scegliere i premi da 1000 lire prima di pescare per poi farmi vincere l’ambìto giocattolo (un po’ come faceva Moggi con gli arbitri della Juve). Ho sempre sostenuto che la corruzione si manifesta sempre nei luoghi più insospettabili.(continua qui...)
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La fine di un'era

Ebbene si. È finita. È durata tanto questa avventura, otto lunghi anni.
Per otto lunghi anni la gente ha mostrato verso di me svariate reazioni nell’apprendere il mio apporto verso l’economia di questo paese. Qualcuno mi ha invidiato, qualcuno si è incuriosito, in tanti mi hanno (pre)giudicato e non pochi mi hanno evitato dopo averlo saputo.
Quando dici di lavorare in un Sexy Shop devi sempre pensare che chi ti sta ascoltando nella maggioranza dei casi non ha mai visto un negozio del genere. Quello che conosce sono solo una serie interminabile di luoghi comuni e pregiudizi. Pregiudizi, che poi diventa facile accomunare anche a chi ci lavora.
Non ho mai rivelato in questo sito la mia occupazione. La gente, anche se non lo ammetterà mai, ha il tremendo vizio di giudicare la gente per il lavoro che fa. Se sei un impiegato di un ente statale sei un raccomandato, se sei un insegnate sei un talento sprecato e se sei un carabiniere, invece, si inventano le barzellette su di te. Secondo l’ignoranza collettiva, i commessi di sexy shop sono suddivisi in due categorie: gay e viscidi pervertiti. E non essendo gay...
Otto anni fa accettai questa avventura. Stavo ancora facendo gli esami di maturità quando qualcuno mi offrì l’opportunità di lavorare in un negozio. Conoscevo molto bene quella persona e sapevo che quello che mi stava proponendo era una proposta reale e seria, e l’idea mettermi dietro un bancone assieme a degli amici come nel film Clerks mi entusiasmava molto.
Il lavoro era bello. Due turni (mattina e sera) che mi permettevano di svegliarmi ad orari ragionevoli e che non condizionavano di troppo la durata e la qualità delle mie sertate. Al di là dell’afflusso di clienti di cui mi occupavo, avevo parecchio tempo da dedicare ai passatempi più disparati: il Blockbuster dall’altra parte della strada mi aiutava a tenermi aggiornato sul mercato dell’home video più tradizionalista, un computer connesso ad internet (successivamente wi-fi) garantivano la possibilità di continuare a gestire i miei traffici sulla rete (compreso questo sito) e il cavo antenna appeso al controsoffitto e collegato alla TV, mi ha regalato parecchie soddisfazioni non facendomi perdere nemmeno un episodio dei Simpson. Immaginate di fare tutto questo ed essere pure pagato (bene). Chi lo mollerebbe più questo lavoro?(continua qui...)
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Canzone per la sua ex ragazza

Gli anni ’90 sono stati di transizione per la musica mondiale. Solo se ti chiamavi Madonna o U2 potevi stare tranquillo che avresti salutato a testa alta il nuovo millennio. Tutti i grandi gruppi degli anni ’80 non hanno resistito ad un’ondata di meteoriti che hanno arricchito il panorama musicale planetario confermando nuovi generi nati nel decennio prima (punk, hip pop su tutti). Duran Duran, Michael Jackson, Spandau Ballet e chi più ne ha più ne metta.
In quegli anni poi, più che negli anni ’80, abbiamo assistito ad una serie di stelle dall’esordio prorompente ma che non hanno saputo confermarsi al secondo tentativo, scomparendo completamente dalla circolazione. Basti ricordare i 4 No Blondes (rock), Shola Ama e Toni Braxton (R&B), Spin Doctors e Public Enemy (rap), Nirvana e Guns (rock/metal) per non parlare di certi gruppi dal successo stratosferico poi scomparsi o che hanno dato vita a fior di solisti (Cranberries, Enya, No Doubt, Take That e Spice Girls...).
In Italia abbiamo avuto più o meno lo stesso destino. Resistevano i Vasco Rossi, i Ramazzotti e i Ligabue. Jovanotti stava cambiando la sua muta da cazzaro, con una veste più impegnata non soltanto musicalmente mentre degli 883 ci si chiedeva solo che lavoro facesse Mauro Repetto.(continua qui...)
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Votatemi!

Piccola novità nel sito: non chiedetemi come ci sia riuscito perchè proprio non lo so, ma da oggi è possibile dare un voto alle mia farneticazioni.
Alla fine di ogni articolo ci sono cinque stellette. Potrete esprimere un voto da uno a cinque che potranno significare quanto l’articolo vi sia piaciuto, quanto vi sia stato utile, quanto vi abbia divertito o semplicemente quanto ho rotto i coglioni da 1 a 5.
In realtà dovevano stare accanto al titolo ma non ho davvero idea di come si faccia.
Vabbuò, usateli.
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Nuova Gallery: grigliata a casa di Marco

Per chiudere l’estate vacanziera di coloro che in vacanza ci sono stati per davvero, sabato sera Marco ci ha invitati a casa sua per una grigliata.
Una serata tipica, con le costine e le salamelle condite con del buon vino a spruzzo (un po sulla carne, un po’ nella mia bocca), tanta birra e tanti ammazzacaffè. L’occasione ideale per dare il benvenuto ufficiale tra gli amici del Martini alla Dany, la Lety, Mauro e Isa, Marco, Andrea i piccoli Nicholas e Patrick tutti reduci dallo splendido gruppo che si è formato giocoforza frequentando tutti il Sax Cafè di Lissone.
In effetti avrei voluto inserirli prima questi amici ma il mio impegno sul sito è vacillato parecchio in questi mesi (immagino ve ne sarete accorti) e così l’unica occasione per scattare qualche foto al di fuori del solito luogo di incontro è stata questa.
Rimango in attesa (perenne?) delle foto di Dany che ha scattato anche in altri frangenti per poterne inserire di più. Nel frattempo godetevi queste.

Grigliata da Marco

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Manifesta pazzia

Ero a casa dei miei genitori ma loro non c’erano. Con me, solo mio fratello. Era un sabato mezzogiorno, impegnati per preparare il pranzo.
I telegiornali in quei giorni continuavano a ripetere di strani fenomeni atmosferici che imperversavano per tutto il pianeta. Tempeste elettromagnetiche, aurore boreali nel bel mezzo dell’equatore, sbalzi temporali. Tutti fenomeni da manuale che presagivano di lì a poco la risposta alla domanda che noi tutti ci facciamo: siamo soli nell’universo?
Mentre mio fratello si accingeva a scolare la pasta, vidi dietro la casa del nostro vicino uno strano annuvolarsi. Nuvole nere come il fumo che brucia la plastica. Si addensava con rapidità come sbuffato da enormi ciminiere nascoste dietro la casa. I vetri cominciavano a tremare mentre un rumore cupo e continuo nascondeva solo lievemente il forte battito del mio cuore, spaventato ma al tempo stesso eccitato.
Fu in quel momento che la vidi. Era nera e gigantesca. Usciva dalle nuvole che lei stessa aveva creato con assoluta lentezza. Feci in tempo a prendere la telecamera mentre l’oggetto passava sopra casa nostra. Corsi sul balcone nel retro per continuare a documentare quello che tutto il quartiere stava vedendo: un’astronave aliena.
(continua qui...)
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Ritorno in poppa magna

Erano gli anni '80. C'erano i paninari con le loro Timberland e i loro Montclair smanicati, anche a ferragosto. C'era il cinema degli anni '80, c'erano i cool Andrew McCarthy e Rob Lowe, lo sfigato per eccellenza Anthony Micheal Hall e la principessina che tutti amavano per la sua innocente dolcezza, Molly Ringwald.
C'era la musica negli anni '80. Ragazzi che Musica! Duran Duran, Spandau Ballet, Tears for Fears, Wham! e mille altri fenomeni che hanno segnato la storia della musica mondiale, quasi tutti americani e inglesi. E poi c'era un'italiana: Sabrina Salerno.
Come tutti i fenomeni musicali del momento, fu Cecchetto ad accorgersi di lei durante un concorso di bellezza per giovani liguri. Da subito, il buon ClaudioOcchioLungo si rende conto che le sue doti canore erano nulla in confronto a quelle visive. Se Sabrina bucava lo schermo, i giovani bucavano i pantaloni. E allora le fa incidere il primo singolo, Sexy Girl. Ed è subito successo. Riesce a sfondare in tutta Europa tanto da oscurare l'icona inglese Samantha Fox, fino a quel momento lo standard di bellezza e sensualità per quegli anni. Con il video Boys (vedi riquadro), Sabrina entra diritto nella classifiche mondiali e il suo video, scuote un'orda le ragazzini come mai nessuno fece.
Arriva il cinema. Per lei B-movie italiani dell'epoca con i Boldi, i Calà e i De Sica, figli (illegittimi) della comicità tutto sesso ed equivoci di Banfi, Vitali e Montagnani. Il successo tende a scemare. Gli anni '90 hanno bisogno di qualcosa di diverso di un paio di grosse tette e Cecchetto è impegnato con altri fenomeni più longevi: Jovanotti. Si rivedrà nel '98, come cameo nel film Jolly Blue degli 883 (sigh!).
L'anno 2008 sarà ricordato come il grande ritorno di Sabrina Salerno. Conduce una trasmissione radiofonica su R101 alternandosi a Sandy Marton, Dan Harrow e Tracy Spencer. I quattro mostri sacri di Cecchetto in quegli anni.
La trasmissione serve a Sabrina per lanciare il suo nuovo sito internet (sabrinasalerno.com) e il suo spazio MySpace. Ma soprattutto serve per lanciare il suo ultimo lavoro discografico: la cover dei Cardigans, Erase Rewind, ovviamente in versione disco. La speranza è quella di far diventare il brano il tormentone dell'estate 2008. Mai come quest'anno, senza il Festivalbar che ci accompagna (che tristezza), abbiamo bisogno di un motivetto da cantare sul bagnasciuga. Forse il pezzo è arrivato troppo tardi, forse non è nemmeno un granché per aspirare al titolo, questo dovrete dirmelo voi che siete davvero a scatenarvi nelle discoteche in riva al mare.
Io aspetto con ansia il video. Perché se se c'è una cosa che la storia della musica mi ha insegnato è che i grandi ritorni si fanno in grande stile. E lo stile di Sabrina non era nelle sue doti vocali.
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