Cannavaro ruppe la coppa
13/07/06 12:55 Archiviato in:Due
Palle Mondiali!
Abbiamo
passato un mese a difenderci da pesanti
illazioni da parte della stampa europea che ci
definisce con epiteti umilianti.
Abbiamo dovuto vincere un Mondiale per farli stare zitti.
E adesso? E adesso bisognerà spiegare alla Fifa il perchè alla coppa, che Cannavaro ha tenuto più stretta di sua figlia, manca un pezzo.
Ai vincitori del Mondiale viene consegnata alla fine della partita la Coppa del Mondo. Siccome si sta festeggiando, non è improbabile che la coppa subisca degli urti. Ecco perché dopo la cerimonia di premiazione la coppa viene sostituita con una copia con la quale i giocatori potranno trastullarsi a loro piacimento e la Federcalcio esporla in bacheca.
Insomma, avete presente le due fascette verdi alla base della coppa? Si, esatto, proprio quelle che ha in mano Cannavaro mostrandola con umiliazione ad uno spaesato Del Piero. Si narra che Demetrio Albertini (neo vicepresidente della Federalcio), sia stato beccato a settacciare nelle cartolerie di Roma qualcosa che potesse nascondere il fattaccio.
La prossima volta che ci definisco degli "inaffidabili", incassiamo in silenzio.
fonte: il Messaggero
Abbiamo dovuto vincere un Mondiale per farli stare zitti.
E adesso? E adesso bisognerà spiegare alla Fifa il perchè alla coppa, che Cannavaro ha tenuto più stretta di sua figlia, manca un pezzo.
Ai vincitori del Mondiale viene consegnata alla fine della partita la Coppa del Mondo. Siccome si sta festeggiando, non è improbabile che la coppa subisca degli urti. Ecco perché dopo la cerimonia di premiazione la coppa viene sostituita con una copia con la quale i giocatori potranno trastullarsi a loro piacimento e la Federcalcio esporla in bacheca.
Insomma, avete presente le due fascette verdi alla base della coppa? Si, esatto, proprio quelle che ha in mano Cannavaro mostrandola con umiliazione ad uno spaesato Del Piero. Si narra che Demetrio Albertini (neo vicepresidente della Federalcio), sia stato beccato a settacciare nelle cartolerie di Roma qualcosa che potesse nascondere il fattaccio.
La prossima volta che ci definisco degli "inaffidabili", incassiamo in silenzio.
fonte: il Messaggero
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Difendiamo i più deboli, mediaticamente parlando.
12/07/06 17:58 Archiviato in:uno
juventino sopra le righe
A nessuno deve importare cosa il nostro Materazzi ha detto al Pallone d’oro (vergognoso...) di questi mondiali. Sul campo ci sta di tutto, ed ognuno lo sa bene, perchè in cuor suo chissà quante ne ha dette e pensate sui francesi dalla poltrona di casa.
Qualcuno si è forse scordato cosa successe agli europei di due anni fa?
Qualcuno si preoccupò di indagare a fondo su ciò che Poulsen disse a Francesco Totti per scatenare quella reazione ignobile? No. Perchè Totti sbagliò. Punto e basta. E anche noi italiani lo capimmo bene. E anche lui lo capì bene.
Quello di Zidane è stato un gesto indecente, inaccettabile, e comunque ingiustificato, qualunque sia stata la causa. Oppure è il caso di rivedere la morale comune: non più “porgi l’altra guancia” ma “colpisci duro chi ti offende con le parole”.
Nessuno mi leva dalla testa che tutto questo accada perché noi siamo italiani e perché abbiamo vinto la Coppa del Mondo (che tra l’altro per la seconda volta nella storia dei mondiali non è stata consegnata dal Presidente della Fifa...) E, nonostante il fantastico mondiale disputato da Zidane, sono certo che il pallone d’oro non sarebbe mai stato dato neanche al più forte dei nostri giocatori, se avesse concluso una finale mondiale con un gesto così pietoso..
Conosciamo bene la tempra di Materazzi, ma a mio parere, in questi giorni, se esiste una giustizia, lui è l’ultima persona che va messa al centro di questo “scandalo”.
Parola di uno juventino
Le pagelle di Gigi
11/07/06 23:19 Archiviato in:Due
Palle Mondiali!
VOTO 10 D'obbligo alla
nazionale italiana, al calcio italiano e a
tutti noi italiani!
VOTO 9 Al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, che per complimentarsi con i nostri campioni, ha strappato dalle mani di Oddo una bottiglia di birra e se l'è scolata a canna come un operaio del Vomero.
VOTO 8 Ai neo campioni del mondo che negli spogliatoi, forse presi dall'entusiasmo, cantano "ole lè ola là, faccela vedè, faccela toccà..." al neo ministro dello sport, Giovanna Melandri. Al momento pero' non ci è concesso sapere quale fosse la risposta della diessina.
VOTO 7 Al presidente francese Chirac che, nonostante la medaglia d'argento, riceve all'Eliseo in un clima da sconfitta elettorale Zidane e soci.
VOTO 6 Appunto a Moussier Zidane peccato per quella testata a pelo nudo. Che mondiale il suo!
VOTO 5 A Cristiano Ronaldo, reo di aver preteso l'espulsione del suo compagno di club Wayne Rooney. Forse gli starà pure antipatico, ma questo è davvero un modo poco ortodosso per dirglielo.
VOTO 4 Alla Selecao. Attesa come il seguito di un capolavoro cinematografico. E come il seguito di un capolavoro cinematografico ha deluso.
VOTO 3 A Platini, che pronosticava una vittoria dell'Italia ai mondiali del 2030. Magari in quell'occasione sorpasseremo il Brasile in quanto a mondiali vinti. Cosa che certamente la Francia non potrà fare.
VOTO 2 A Blatter. In diciassette edizioni solo una volta era successo che il presidente della FIFA non consegnasse la coppa al capitano della nazionale campione, nel 66 fu la Regina Elisabetta a premiare Bobby Charlton capitano dell'Inghilterra padrone di casa. Ma si sa gli inglesi hanno inventato il calcio.
VOTO 1 Alla coppia di telecronisti, Civoli e Mazzola, per averci annoiato per un mese quando c'era ben poco per annoiarsi. Caressa e Bergomi sono riusciti a diventare il telecronisti ufficiali pur avendo un bacino d'utenza pari ad un decimo della Rai.
VOTO 9 Al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, che per complimentarsi con i nostri campioni, ha strappato dalle mani di Oddo una bottiglia di birra e se l'è scolata a canna come un operaio del Vomero.
VOTO 8 Ai neo campioni del mondo che negli spogliatoi, forse presi dall'entusiasmo, cantano "ole lè ola là, faccela vedè, faccela toccà..." al neo ministro dello sport, Giovanna Melandri. Al momento pero' non ci è concesso sapere quale fosse la risposta della diessina.
VOTO 7 Al presidente francese Chirac che, nonostante la medaglia d'argento, riceve all'Eliseo in un clima da sconfitta elettorale Zidane e soci.
VOTO 6 Appunto a Moussier Zidane peccato per quella testata a pelo nudo. Che mondiale il suo!
VOTO 5 A Cristiano Ronaldo, reo di aver preteso l'espulsione del suo compagno di club Wayne Rooney. Forse gli starà pure antipatico, ma questo è davvero un modo poco ortodosso per dirglielo.
VOTO 4 Alla Selecao. Attesa come il seguito di un capolavoro cinematografico. E come il seguito di un capolavoro cinematografico ha deluso.
VOTO 3 A Platini, che pronosticava una vittoria dell'Italia ai mondiali del 2030. Magari in quell'occasione sorpasseremo il Brasile in quanto a mondiali vinti. Cosa che certamente la Francia non potrà fare.
VOTO 2 A Blatter. In diciassette edizioni solo una volta era successo che il presidente della FIFA non consegnasse la coppa al capitano della nazionale campione, nel 66 fu la Regina Elisabetta a premiare Bobby Charlton capitano dell'Inghilterra padrone di casa. Ma si sa gli inglesi hanno inventato il calcio.
VOTO 1 Alla coppia di telecronisti, Civoli e Mazzola, per averci annoiato per un mese quando c'era ben poco per annoiarsi. Caressa e Bergomi sono riusciti a diventare il telecronisti ufficiali pur avendo un bacino d'utenza pari ad un decimo della Rai.
Parliamo di tattica
07/07/06 12:07 Archiviato in:l'analisi
del Professore
Per prima cosa occorre dire che, a mio avviso, assisteremo ad una partita molto tattica, quasi una sfida a scacchi. Francia e Italia sono due squadre che fanno della tattica un credo messianico (come da tradizione europea) e difficilmente si affronteranno a viso aperto. Proprio per questo penso che il modulo migliore per affrontare i cugini d'oltralpe sia quello visto nei supplementari con la Germania, ossia un 4-2-3-1 speculare a quello dei francesi, certamente non così offensivo come quello di martedì, ma rimane il modulo che ha permesso alla formazione di Lippi di imprimere accelerazioni decisive e, visto che in una finale vince spesso la prima squadra che va in vantaggio, occorre indirizzare da subito il match a nostro favore.
Fermo restando che la linea difensiva non cambierà e che i due davanti alla difesa saranno Pirlo (vero faro della manovra nella semifinale) e Gattuso, proporrei l'inserimento dal primo minuto di Del Piero sulla trequarti, alla sinistra di Totti, mentre Perrotta continuerà il suo doppio lavoro di interditore e assaltatore partendo dalla destra. Sfrutterei così il momento positivo del capitano bianconero e il suo inserimento al posto di Camoranesi porterebbe più incisività davanti senza inficiare la fase difensiva perchè, se attaccati, Alex si sposterebbe esterno su una linea a 4. Penso che il suo movimento a stringere verso il centro in fase di offesa potrà essere determinante e si offrirà come valido beneficiario dei lanci preziosi di Totti, a patto che detti sempre il passaggio anziché aspettarlo.
Come unica punta credo che partirà Gilardino che dalla sua ha, sia una maggior freschezza, sia la capacità di riuscire a girarsi per puntare a rete come ha dimostrato l'azione chel palo colpito dallo stesso attaccante contro i tedeschi. Inoltre Gilardino è abituato a giocare di sponda e ad aprire varchi per gli inserimenti dei trequartisti (vedi gol di Del Piero). Non è una bocciatura di Toni, solo che Luca ha bisogno si essere servito davanti alla porta, come dimostra la doppietta contro l'Ucraina, altrimenti, nel modulo ad una punta, lo si costringerebbe ad un lavoro sfiancante a recuperare palloni troppo lontano dall'area. Perrotta invece, dato l'inserimento di Del Piero, penserà a coprire maggiormente rispetto a Camoranesi e a far viaggiare sul suo binario Zambrotta che avrà più spazio d'attacco e potrà sfruttare di più i suoi inserimenti, avendo qualcuno che copre di più.
Non appronterei, come qualcuno ha preventivato nelle ultime ore, una marcatura ad uomo con Gattuso su Zidane: sarebbe un suicidio. Primo perchè Zizou sa leggere come nessuno le partite e sicuramente si sposterebbe continuamente a sinistra per portarsi dietro il nostro centrocampista così da lasciare Pirlo solo nel mezzo in balia degli inserimenti di Viera (contro il quale potrebbe poco vista la differenza di passo e di fisico) e secondo perchè toglierebbe un uomo prezioso al centrocampo italiano che ha bisogno di tutti per attuare un buon fraseggio e preparare gli inserimenti in avanti. Piuttosto formerei una gabbia a zona con Materazzi assieme a Gennaro, qualora Zidane attaccasse centralmente, e con Perrotta se si spostasse a sinistra.
Attenzione massima anche su Henry, centravanti atipico, che ama svariare e non offre punti di riferimento; anzi, i suoi rientri sono micidiali proprio per i tagli dei centrocampisti (come dimostra il gol di Ribery contro la Spagna). Mentre, a nostro favore, giocherà il controllo delle fasce dal momento che, proprio per il ruolo di Henry, la Francia difficilmente spinge sugli esterni, che preferiscono accentrarsi, e pochi sono i traversoni pericolosi per gli avanti. Lì, Zambrotta, Grosso e Del piero possono puntare Sagnol e Abidal con buone possibilità di successo. Il resto è gioco e inventiva: ci mettiamo nei piedi di Totti e speriamo che lasci da eroe questa avventura in nazionale
Questa la mia Italia:
BUFFON
ZAMBROTTA CANNAVARO MATERAZZI GROSSO
GATTUSO PIRLO
PERROTTA TOTTI DEL PIERO
GILARDINO
Parola di uno Juventino: il vecchio Signore
06/07/06 18:18 Archiviato in:uno
juventino sopra le righe
Ha atteso a lungo questo momento
Andrea, il maestro di vita.
In un momento così delicato per la sua fede bianconera Andrea si aggrappa a uno degli ultimi Signori del calcio italiano.
Che proprio l'altra sera si è liberato una volta per tutte, da quell'etichetta di giocatore scomodo con la maglia Azzurra.
Capitano, oh mio capitano...
La gioia di questa finale raggiunta è stata ancora più grande grazie al tuo gol. Soltanto quel gol ci ha fatti davvero sentire sicuri di volare a Berlino...
Sei sempre stato simbolo di estro ed inventiva e, negli ultimi tempi agli occhi del pubblico, sei diventato, come del resto fanno tutti i più grandi campioni dopo i primi passi falsi, il capro espiatorio dell'Italia che non funziona quando tu sei in campo. Contro l'Australia quel calcio di rigore che passerà alla storia avrebbe potuto essere tuo, se fossi stato ancora in campo... E avresti avuto la possibilità di ritornare ad essere l'uomo simbolo di questa nazionale.
Ma il destino ha voluto regalarti ancora di più: un gol all'ultimo minuto di una semifinale...
Ogni giocatore di questa nazionale sta dando tanto, anche chi, tuo sostituto, è purtroppo reduce da un grave infortunio. E tu, nonostante le critiche, la pressione, la mancanza di fiducia che ti trascini dietro come una colpa, riesci ancora a non battere ciglio, ad accettare le decisioni di ogni allenatore, ed essere lucido al punto di trovarti nel posto giusto al momento giusto, e a segnare davanti ad un'Italia in festa.
Totti è stato lodato dopo aver trasformato un rigore, Toni dopo una doppietta segnata non facendo niente altro, ed ora io vorrei che tutta questa considerazione andasse anche a te, non solo per la classe che sempre hai dimostrato fuori dal campo, ma per quella che anche l'altra sera hai regalato segnando uno dei gol più importanti della nostra storia.
Grazie mio capitano.
In un momento così delicato per la sua fede bianconera Andrea si aggrappa a uno degli ultimi Signori del calcio italiano.
Che proprio l'altra sera si è liberato una volta per tutte, da quell'etichetta di giocatore scomodo con la maglia Azzurra.
Capitano, oh mio capitano...
La gioia di questa finale raggiunta è stata ancora più grande grazie al tuo gol. Soltanto quel gol ci ha fatti davvero sentire sicuri di volare a Berlino...
Sei sempre stato simbolo di estro ed inventiva e, negli ultimi tempi agli occhi del pubblico, sei diventato, come del resto fanno tutti i più grandi campioni dopo i primi passi falsi, il capro espiatorio dell'Italia che non funziona quando tu sei in campo. Contro l'Australia quel calcio di rigore che passerà alla storia avrebbe potuto essere tuo, se fossi stato ancora in campo... E avresti avuto la possibilità di ritornare ad essere l'uomo simbolo di questa nazionale.
Ma il destino ha voluto regalarti ancora di più: un gol all'ultimo minuto di una semifinale...
Ogni giocatore di questa nazionale sta dando tanto, anche chi, tuo sostituto, è purtroppo reduce da un grave infortunio. E tu, nonostante le critiche, la pressione, la mancanza di fiducia che ti trascini dietro come una colpa, riesci ancora a non battere ciglio, ad accettare le decisioni di ogni allenatore, ed essere lucido al punto di trovarti nel posto giusto al momento giusto, e a segnare davanti ad un'Italia in festa.
Totti è stato lodato dopo aver trasformato un rigore, Toni dopo una doppietta segnata non facendo niente altro, ed ora io vorrei che tutta questa considerazione andasse anche a te, non solo per la classe che sempre hai dimostrato fuori dal campo, ma per quella che anche l'altra sera hai regalato segnando uno dei gol più importanti della nostra storia.
Grazie mio capitano.
Fratelli d'Italia
05/07/06 11:41 Archiviato in:Due
Palle Mondiali!
Chi l'avrebbe detto otto mesi fa che
saremmo arrivati in finale mondiale?
Otto mesi fa creai questo sondaggio poco tempo dopo l'avvenuta qualificazione ai mondiali da parte della squadra di Lippi. E' passato tanto tempo da quando lo guardai l'ultima volta. Ricordo solo che, allora, in molti credevano che non avremmo passato il girone.
Ma adesso ci siamo. In un momento del nostro calcio in cui dobbiamo tuttora dimostrare che non siamo mafiosi solo perché siamo Italiani. Non siamo dei parassiti che si attaccano a questa società perché non siamo autosufficienti. Amiamo le nostre madri, ma non siamo dei mammoni.
Abbiamo zittito tutti. Chiedete al signor Beckenbauer come si quantifica il peso psicologico dello scandalo del calcio italiano. Non vi risponderà, perché sta ancora piangendo. Ve lo dico io: Pesa 2 a 0.
E così ieri sera, tutti a casa del Martini. Ospite speciale della serata, la signora Rosanna, mia madre. che è tornata dal mare per vedere con i figli questa semifinale. Come mio nonno fece con lei nel 1970.
Tutto quello che è successo durante la partita, potrete leggerlo ovunque. Ma le emozioni, le facce, le grida che ognuno di noi ha visto fare all'amico a fianco, le abbiamo fatte tutti.
Uscite di casa. Affacciatevi alla finestra. Contate quante bandiere ci sono appese ai balconi che vi stanno intorno. Quante sono? Sono tante?
Ecco perché amo i Mondiali di calcio. Perché ci permette di accantonare per due ore le nostre preoccupazioni. Di dimenticare che siamo stanchi perché abbiamo lavorato come dei muli con questo caldo. Perché ci fa unire tutti sotto un'unica bandiera. Niente politica, nessuna faziosità sportiva. Solo un'unica bandiera. Solo tre colori.
Gente che piange di gioia. Gente incredula per le strade. Gente di tutte le età che ieri sera in centro Monza cantava l'inno di Mameli. Persino a lui che l'ha scritta saranno venuti i brividi.
Un folla festante di 1000 persone che saltava, ballava urlava.
Ma la festa non deve finire qui. Questo è solo il primo passo. Domenica c'è la partita più importante. Quella che ci potrà coronare Campioni del Mondo. Una frase che avrei voluto sentir dire quattro volte da Bruno Pizzul. Ma ora c'è Caressa. L'uomo che trasmette emozioni persino quando starnutisce. Che ci scandirà nuovamente la formazione degli undici eroi che abbiamo amato ieri sera.
C'è una finale domenica. Una strameritata finale.
Otto mesi fa creai questo sondaggio poco tempo dopo l'avvenuta qualificazione ai mondiali da parte della squadra di Lippi. E' passato tanto tempo da quando lo guardai l'ultima volta. Ricordo solo che, allora, in molti credevano che non avremmo passato il girone.
Ma adesso ci siamo. In un momento del nostro calcio in cui dobbiamo tuttora dimostrare che non siamo mafiosi solo perché siamo Italiani. Non siamo dei parassiti che si attaccano a questa società perché non siamo autosufficienti. Amiamo le nostre madri, ma non siamo dei mammoni.
Abbiamo zittito tutti. Chiedete al signor Beckenbauer come si quantifica il peso psicologico dello scandalo del calcio italiano. Non vi risponderà, perché sta ancora piangendo. Ve lo dico io: Pesa 2 a 0.
E così ieri sera, tutti a casa del Martini. Ospite speciale della serata, la signora Rosanna, mia madre. che è tornata dal mare per vedere con i figli questa semifinale. Come mio nonno fece con lei nel 1970.
Tutto quello che è successo durante la partita, potrete leggerlo ovunque. Ma le emozioni, le facce, le grida che ognuno di noi ha visto fare all'amico a fianco, le abbiamo fatte tutti.
Uscite di casa. Affacciatevi alla finestra. Contate quante bandiere ci sono appese ai balconi che vi stanno intorno. Quante sono? Sono tante?
Ecco perché amo i Mondiali di calcio. Perché ci permette di accantonare per due ore le nostre preoccupazioni. Di dimenticare che siamo stanchi perché abbiamo lavorato come dei muli con questo caldo. Perché ci fa unire tutti sotto un'unica bandiera. Niente politica, nessuna faziosità sportiva. Solo un'unica bandiera. Solo tre colori.
Gente che piange di gioia. Gente incredula per le strade. Gente di tutte le età che ieri sera in centro Monza cantava l'inno di Mameli. Persino a lui che l'ha scritta saranno venuti i brividi.
Un folla festante di 1000 persone che saltava, ballava urlava.
Ma la festa non deve finire qui. Questo è solo il primo passo. Domenica c'è la partita più importante. Quella che ci potrà coronare Campioni del Mondo. Una frase che avrei voluto sentir dire quattro volte da Bruno Pizzul. Ma ora c'è Caressa. L'uomo che trasmette emozioni persino quando starnutisce. Che ci scandirà nuovamente la formazione degli undici eroi che abbiamo amato ieri sera.
C'è una finale domenica. Una strameritata finale.
E ora a Berlino
05/07/06 03:01 Archiviato in:l'analisi
del Professore
Basta parlare di tattica, di pressing, di
sovrapposizioni, di diagonali difensive.
Da oggi si sogna, si spera, si esalta una nazionale in forma, una squadra cresciuta soprattutto in autorità e personalità.
Da qui a domenica penseremo soprattutto a ricordare questa semifinale perfetta.
Ricorderemo in continuazione le azioni, i gol, l'incredulità di Fabio Grosso, il suo pianto di gioia che l'ha portato da carneade mondiale ad eroe di un intero paese, da anello debole a punto di forza, al di là del gol, al di là delle discese sulla fascia imparate da Zambrotta.
Rivedremo nella nostra mente la fuga di Gilardino, i tedeschi in bambola, la sovrapposizione di Del Piero e quel pallone che si infila alle spalle di Lehmann con un tocco morbido, quel tocco che lo stesso capitano della Juve aveva fallito agli Europei contro la Francia. L'azione era quasi la stessa, con Ambrosini al posto del Gila e Alex che manca il bersaglio. Tutto cancellato ora e per tutti rimarrà quella lingua irriverente, liberatoria, istintiva di un ragazzo di 32 anni sempre sotto pressione, sempre discusso, ma che riesce ad essere una bellissima persona in ogni caso.
Penseremo a Cannavaro, mostruoso. A quei due doppi anticipi che hanno lanciato il contropiede del secondo gol. Semplicemente immenso e non è più una novità in questo mondiale. Un gigante sulla scia di Scirea, di Baresi, di Maldini.
Penseremo alla grinta incredibile di Gattuso, sul cui groppone pesava la spada di damocle di una squalifica per la finale. Non si è risparmiato, raddoppiava sempre e aveva fiato per quattro, guardaspalle di Pirlo e gregario di Totti quando occorreva, senza sbagliare un contrasto o un appoggio.
Penseremo ai tocchi morbidi di Pirlo, alla sua regia pulita, alle iniziative che si prendeva quando vedeva Totti arrancare esausto. A quell'assist micidiale per Grosso quando tutti gli gridavamo "tira!!!". Quello è il marchio di Andrea, la calma placida e la tranquillità che riesce ad infondere in mezzo alla tempesta.
Rivedremo la precisione di Materazzi, mai così pulito e puntuale. Le cavalcate di Iaquinta, l'inossidabilità di Buffon, il coraggio di Lippi nello sfoderare l'attacco a quattro punte nei supplementari.
Penseremo alla follia di Bergomi, che abbandona l'amplomb britannico da secchione e per cinque secondi si trasforma in un ultrà gridando, ad uno stremato Caressa, “Andiamo a Berlino, Fabio!”.
Ma, soprattutto, rivedremo la festa magnifica nelle strade, nelle piazze, sui divani sfondati dai salti, dalle ammucchiate di gioia come se avessimo segnato noi. Rivedremo le lacrime, gli occhi arrossati, gli abbracci e le grida pazze e confuse, indecifrabili.
Emozioni, ricordi, sensazioni.
Ci sarà spazio per tutto questo da qui a domenica, poi il resto verrà. Francia o Portogallo che siano.
E' finale! come 12 anni fa, come 24 anni fa, come 36 anni fa.
Da qui a domenica si sogna...
Da oggi si sogna, si spera, si esalta una nazionale in forma, una squadra cresciuta soprattutto in autorità e personalità.
Da qui a domenica penseremo soprattutto a ricordare questa semifinale perfetta.
Ricorderemo in continuazione le azioni, i gol, l'incredulità di Fabio Grosso, il suo pianto di gioia che l'ha portato da carneade mondiale ad eroe di un intero paese, da anello debole a punto di forza, al di là del gol, al di là delle discese sulla fascia imparate da Zambrotta.
Rivedremo nella nostra mente la fuga di Gilardino, i tedeschi in bambola, la sovrapposizione di Del Piero e quel pallone che si infila alle spalle di Lehmann con un tocco morbido, quel tocco che lo stesso capitano della Juve aveva fallito agli Europei contro la Francia. L'azione era quasi la stessa, con Ambrosini al posto del Gila e Alex che manca il bersaglio. Tutto cancellato ora e per tutti rimarrà quella lingua irriverente, liberatoria, istintiva di un ragazzo di 32 anni sempre sotto pressione, sempre discusso, ma che riesce ad essere una bellissima persona in ogni caso.
Penseremo a Cannavaro, mostruoso. A quei due doppi anticipi che hanno lanciato il contropiede del secondo gol. Semplicemente immenso e non è più una novità in questo mondiale. Un gigante sulla scia di Scirea, di Baresi, di Maldini.
Penseremo alla grinta incredibile di Gattuso, sul cui groppone pesava la spada di damocle di una squalifica per la finale. Non si è risparmiato, raddoppiava sempre e aveva fiato per quattro, guardaspalle di Pirlo e gregario di Totti quando occorreva, senza sbagliare un contrasto o un appoggio.
Penseremo ai tocchi morbidi di Pirlo, alla sua regia pulita, alle iniziative che si prendeva quando vedeva Totti arrancare esausto. A quell'assist micidiale per Grosso quando tutti gli gridavamo "tira!!!". Quello è il marchio di Andrea, la calma placida e la tranquillità che riesce ad infondere in mezzo alla tempesta.
Rivedremo la precisione di Materazzi, mai così pulito e puntuale. Le cavalcate di Iaquinta, l'inossidabilità di Buffon, il coraggio di Lippi nello sfoderare l'attacco a quattro punte nei supplementari.
Penseremo alla follia di Bergomi, che abbandona l'amplomb britannico da secchione e per cinque secondi si trasforma in un ultrà gridando, ad uno stremato Caressa, “Andiamo a Berlino, Fabio!”.
Ma, soprattutto, rivedremo la festa magnifica nelle strade, nelle piazze, sui divani sfondati dai salti, dalle ammucchiate di gioia come se avessimo segnato noi. Rivedremo le lacrime, gli occhi arrossati, gli abbracci e le grida pazze e confuse, indecifrabili.
Emozioni, ricordi, sensazioni.
Ci sarà spazio per tutto questo da qui a domenica, poi il resto verrà. Francia o Portogallo che siano.
E' finale! come 12 anni fa, come 24 anni fa, come 36 anni fa.
Da qui a domenica si sogna...
Anna F.: terrona di Germania
03/07/06 01:40
Anna F. altri non è che Anna Ferigo,
sorella di Tommy.
Da qualche tempo lavora presso la Safilo in
quel di Colonia, Germania e sarà da oggi, fino
a quando non si sarà rotta di farlo, la nostra
corrispondente nella terra dei Crucchi.
Il primo giorno di WM (che non è il modulo di gioco della finale dei mondiali '74, come suggeriva Alberto, ma l'abbreviazione di Weltmeisterschaft o per dirla all'inglese World Cup) mi sembrava di essere finita in un gigantesco MediaWorld alla sezione televisori: tutto era in stereo, ad ogni angolo visibile una distesa interminabile di televisori grandi, piccoli, nuovi o vecchi sintonizzati sullo stesso canale e migliaia di occhi affamati di gioco, gioco e gioco.
Ovviamente annaffiato da fiumi di birra.
Con il passare dei giorni l'effetto MegaMediaWorld è un po' scemato, o forse l'abitudine ha semplicemente reso normale quello che inizialmente era sembrato tanto curioso, ma subito è subentrato un altro fenomeno, quello delle bandierine svolazzanti. I tedeschi sono felici di avere i mondiali a casa loro. Sono proprio contenti ed orgogliosi di mostrare i loro begli stadi al mondo e speranzosi di vedere il "Pokal" - la coppa - rimanere qui. E a supporto di questa (ahimè irrealistica) speranza (spiacente ragazzi, il pocale ce lo becchiamo noi...) sono sbucate come funghi bandierine giallo-rosse-nere dai finestrini di migliaia di auto tedesche. Il commercialista con la Bmw, la casalinga di ritorno dalla spesa con la Ford Fiesta, lo studente con la Polo di due decenni fa e l'"Angeber" (lo sborone) con la Mustang d'epoca che fa avanti ed indietro per la Ehrenstrasse per far vedere quanto è vintage la sua auto rosa, tutti accomunati dal discreto "flap flap lap" della bandierina ancorata alla sommità del finestrino con la stanghetta di plastica.
I Mondiali si sentono di più, quando si gioca nel salotto di casa, quindi questi tedeschi, normalmente efficienti e seriosi da settimane si colorano la faccia con le bandierine-tatuaggio. Persino il mio capo (italiano, ma solidale, almeno fino a venerdì scorso). Io li capisco, anche perchè ai mondiali in casa nostra, quelli di Italia '90 ("notiii magicheeee, inseguendo un goooool, sotto il cielo di un'estate italiaaa naa na na naaa") io avevo dodici anni, ma quell'orrenda mascotte me la ricordo ancora (ma chi cacchio l'aveva disegnato quello sgorbietto con la faccia da pallone?). Quindi sono convinta che i miei "compatrioti d'adozione" ricorderanno con orgoglio di essere arrivati alle semifinali. Peccato che poi gli italiani...
Oggi è il grande giorno. Italia - Germania. La mia patria fronteggia il mio Paese di adozione. Con i colleghi si è già deciso: noi rappresentanti dello stivale saremo in netta minoranza, e dato che comunque con würst e crauti dal punto di vista culinario i mondiali li abbiamo già vinti noi da secoli, si è va andare a mangiare da un "Italiener", oviamente con megaschermo, sempre per l'effetto MegaMediaWorld. Almeno io e Patrizia potremo contare sulla solidarietà del pizzaiolo napoletano di turno. Vedo già la formazione: da un lato Konetzny, Ruecker, Fleischmann. Lato opposto Seidel, Haase, Decker. Capotavola Ferigo (io) e De Gasperi armate di bandierazze rosso bianco verde.
Fare pronostici non è saggio, questo si sa, anche perché i miei amici terroni mi hanno insegnato ad essere un po' scaramantica, quindi silenzio e niente sfottò. Chissà se poi stasera tornerò a casa con addosso le parolacce dei colleghi o solo con le pive nel sacco...
Molto tedescamente dico... "ich drücke uns die Daumen", perché i tedeschi invece di incrociare le dita... stringono i pollici!
Sua Maesta, Zizou
02/07/06 18:57 Archiviato in:l'analisi
del Professore
Applausi.
Chapeau, come dicono i francesi.
Alla fine del quarto di finale tra il superfavorito Brasile e la vecchia Francia s'è levato un coro unanime di consensi, di esaltazione allo stato puro per l'ultimo vero fuoriclasse assoluto.
Nel mezzo del prato del World Cup Stadion di Francoforte si è ridestata in tutto il suo splendore la classe di un campione che sa essere decisivo nel momento propizio, che sa prendere per mano la sua squadra e spingerla oltre l'ostacolo, verso una nuova luce di gloria che fino a due settimane fa sembrava sopita definitivamente, un sogno lontano.
Zinedine Zidane è degno erede dei pochi numeri 10 che da soli sono in grado di far vincere la propria nazionale superando crisi d'identità, cambi di ruolo nel panorama delle grandi, limiti imposti dall'età.
Doveva essere il suo crepuscolo, questo campionato del mondo, il canto del cigno di un genio del calcio mondiale, dal momento che l'addio all'attività è stato già tristemente annunciato un paio di mesi fa, per via di un'età che comincia a pesare sulle sue gambe e di due annate al Real tutt'altro che indimenticabili.
Ma l'uscita di scena di un'etoile dei prati verdi, di un Nurayev del pallone di tale portata, non avrebbe potuto essere concepita in sordina; Zinedine Zidane non avrebbe potuto imboccare il suo viale del tramonto senza lasciare un cenno, un sigillo, una giocata che facesse commuovere il pubblico, che facesse alzare tutti gli spettatori in piedi per un tributo dovuto all'eleganza fatta giocatore.
Nossignori. Non è stata, quella col Brasile, la partita di addio, come non lo era stato, contro la Spagna un turno prima, il palcoscenico dell'ultimo spettacolo. Per sua Maestà Zizou ci sono ancora due sfide per incantare, qualunque sia il risultato finale che accompagnerà definitivamente il campione verso il pensionamento. Già contro gli iberici, "il divino calvo", come lo chiamano al Bernabeu, era stato decisivo segnando e mandando in gol, facendo ammattire la spumeggiante Spagna, la terra che lo aveva accolto e idolatrato dopo le vittorie con la Juve, il paese che lo aveva consacrato come galactico dei galacticos; ma è stato ieri sera contro i padroni del calcio, contro il Brasile dei fenomeni, scesi sulla terra per accapparrare la sesta Coppa, che Zidane ha concepito il suo capolavoro. Contro amici, compagni di squadra, eredi presunti e rivali conclamati, ha ricamato e costruito gioco dall'alto della classe cristallina che lo ammanta, come l'ermellino e la porpora ammantavano i reali in passato.
Non aveva 34 anni ieri sera quando danzava sulle punte leggiadro e determinato ad illuminare di luce propria un campionato del mondo fin qua deludente sul piano del gioco. Non sembrava un campione in declino quando tormentava gli spaesati brasiliani con giocate mai banali e sempre efficaci. Si è ripreso la scena dopo che Ronaldinho gliel'aveva rubata in questi ultimi anni, si è imposto mettendo il suo marchio sulla partita e per tutti ha regalato numeri d'alta scuola come il sombrero timbrato sul cabezon di Ronaldo, o il palleggio ripetuto per eludere l'intervento di Kakà, o le tre o quattro giravolte stampate in faccia al marcatore di turno, o, ancora , il doppio tocco col destro e l'esterno sinistro per lanciare il compagno in fascia, lasciando basito e impietrito Cafù. E poi, tanto per sottolineare quanto sappia essere determinante, l'assist decisivo per il piattone di Henry.
Incommensurabile. Decisivo. L'essenza intima del fuoriclasse in un mondo calcistico popolato da troppi fenomeni che illuminano la scena a tratti (o anche spesso) ma che scompaiono nei momenti topici, che non riescono a dominare da soli, come solo Pelè e Maradona riuscivano a fare, e che annichiliscono e impallidiscono al cospetto di sua Maestà Zizou.
Zidane, che una coppa l'ha già vinta da solo nel '98, relegando al ruolo di comprimario Ronaldo, l'allora nastro emergente, ieri ha surclassato Ronaldinho, il suo erede, il giocatore che doveva illuminare questo mondiale ma che è sparito senza lasciare traccia.. C'è tempo per Dinho, verrà. Come era venuto il tempo di Ronaldo. Ma quando la luce della ribalta si stringe sul campo di calcio e la partita vale una carriera c'è spazio sufficiente solo per i piedi, per i trionfi di Zidane.
L'ultimo vero fuoriclasse.
Chapeau.
Alcune magie del fuoriclasse francese in questo video.
Chapeau, come dicono i francesi.
Alla fine del quarto di finale tra il superfavorito Brasile e la vecchia Francia s'è levato un coro unanime di consensi, di esaltazione allo stato puro per l'ultimo vero fuoriclasse assoluto.
Nel mezzo del prato del World Cup Stadion di Francoforte si è ridestata in tutto il suo splendore la classe di un campione che sa essere decisivo nel momento propizio, che sa prendere per mano la sua squadra e spingerla oltre l'ostacolo, verso una nuova luce di gloria che fino a due settimane fa sembrava sopita definitivamente, un sogno lontano.
Zinedine Zidane è degno erede dei pochi numeri 10 che da soli sono in grado di far vincere la propria nazionale superando crisi d'identità, cambi di ruolo nel panorama delle grandi, limiti imposti dall'età.
Doveva essere il suo crepuscolo, questo campionato del mondo, il canto del cigno di un genio del calcio mondiale, dal momento che l'addio all'attività è stato già tristemente annunciato un paio di mesi fa, per via di un'età che comincia a pesare sulle sue gambe e di due annate al Real tutt'altro che indimenticabili.
Ma l'uscita di scena di un'etoile dei prati verdi, di un Nurayev del pallone di tale portata, non avrebbe potuto essere concepita in sordina; Zinedine Zidane non avrebbe potuto imboccare il suo viale del tramonto senza lasciare un cenno, un sigillo, una giocata che facesse commuovere il pubblico, che facesse alzare tutti gli spettatori in piedi per un tributo dovuto all'eleganza fatta giocatore.
Nossignori. Non è stata, quella col Brasile, la partita di addio, come non lo era stato, contro la Spagna un turno prima, il palcoscenico dell'ultimo spettacolo. Per sua Maestà Zizou ci sono ancora due sfide per incantare, qualunque sia il risultato finale che accompagnerà definitivamente il campione verso il pensionamento. Già contro gli iberici, "il divino calvo", come lo chiamano al Bernabeu, era stato decisivo segnando e mandando in gol, facendo ammattire la spumeggiante Spagna, la terra che lo aveva accolto e idolatrato dopo le vittorie con la Juve, il paese che lo aveva consacrato come galactico dei galacticos; ma è stato ieri sera contro i padroni del calcio, contro il Brasile dei fenomeni, scesi sulla terra per accapparrare la sesta Coppa, che Zidane ha concepito il suo capolavoro. Contro amici, compagni di squadra, eredi presunti e rivali conclamati, ha ricamato e costruito gioco dall'alto della classe cristallina che lo ammanta, come l'ermellino e la porpora ammantavano i reali in passato.
Non aveva 34 anni ieri sera quando danzava sulle punte leggiadro e determinato ad illuminare di luce propria un campionato del mondo fin qua deludente sul piano del gioco. Non sembrava un campione in declino quando tormentava gli spaesati brasiliani con giocate mai banali e sempre efficaci. Si è ripreso la scena dopo che Ronaldinho gliel'aveva rubata in questi ultimi anni, si è imposto mettendo il suo marchio sulla partita e per tutti ha regalato numeri d'alta scuola come il sombrero timbrato sul cabezon di Ronaldo, o il palleggio ripetuto per eludere l'intervento di Kakà, o le tre o quattro giravolte stampate in faccia al marcatore di turno, o, ancora , il doppio tocco col destro e l'esterno sinistro per lanciare il compagno in fascia, lasciando basito e impietrito Cafù. E poi, tanto per sottolineare quanto sappia essere determinante, l'assist decisivo per il piattone di Henry.
Incommensurabile. Decisivo. L'essenza intima del fuoriclasse in un mondo calcistico popolato da troppi fenomeni che illuminano la scena a tratti (o anche spesso) ma che scompaiono nei momenti topici, che non riescono a dominare da soli, come solo Pelè e Maradona riuscivano a fare, e che annichiliscono e impallidiscono al cospetto di sua Maestà Zizou.
Zidane, che una coppa l'ha già vinta da solo nel '98, relegando al ruolo di comprimario Ronaldo, l'allora nastro emergente, ieri ha surclassato Ronaldinho, il suo erede, il giocatore che doveva illuminare questo mondiale ma che è sparito senza lasciare traccia.. C'è tempo per Dinho, verrà. Come era venuto il tempo di Ronaldo. Ma quando la luce della ribalta si stringe sul campo di calcio e la partita vale una carriera c'è spazio sufficiente solo per i piedi, per i trionfi di Zidane.
L'ultimo vero fuoriclasse.
Chapeau.
Alcune magie del fuoriclasse francese in questo video.
E finalmente riapparve la luce
01/07/06 17:50 Archiviato in:l'analisi
del Professore
Era ora, ce la meritavamo.
Basta con le vittorie gladiatorie, ottenute con cuore, grinta e culo tipicamente italiano.
Basta con la sofferenza scaturita nel vedere una nazionale che arranca e vince grazie a rigori furbescamente ottenuti al 92' o che controlla, senza concedere acuti, partite noiose con gli avversari ridotti in dieci o in nove.
Finalmente un risultato ottenuto con coraggio e gioco, una prestazione quasi esemplare non solo per dedizione e concentrazione, ma anche grazie a continui fraseggi, triangolazioni, azioni in velocità, cambi di gioco e ripartenze manovrate che sono nelle nostre corde. Bastava solo crederci e ricordare.
Certo, di fronte non avevamo il Brasile o l'Argentina ma la modesta Ucraina che, comunque, il nostro quarto d'ora d'inferno ce lo ha fatto passare lo stesso quando, sull'1-0, Sheva e compagni si sono gettati all'attacco con foga e veemenza sfiorando più volte il pareggio che grazie alla difesa e a Buffon è stato scongiurato.
Ma ciò che ha rinfrancato è stato appunto la vena ispirata di un Totti che sta tornando ai suoi livelli e che non ha paura di rischiare colpi di tacco e aperture coraggiose, il ritorno al gol del nostro cannoniere principe Toni, il costruttivo moto perpetuo di Perrotta, gli accentramenti di Camoranesi, finalmente diligente e prezioso, e lo strapotere fisico e tattico di un Cannavaro immenso, vero e proprio dominatore di questo mondiale. Un collettivo che si è dimostrato unito e compatto, mantenendo la squadra corta e giocando la palla a uno-due tocchi per schiacciare gli ucraini sul piano della tecnica.
E poi, su tutti, Zambrotta. Quando si dice destino. Lui, più di tutti, teneva a questa partita dopo il gesto disperato del suo amico (e compagno di stanza alla Juve) Pessotto e più di tutti cercava la vittoria da dedicargli per fargli capire, come ha dichiarato nelle interviste successive alla gara, che se ce l'hanno fatta loro ce la deve fare anche il Pesso. Non "può", ma "deve". Così è arrivata una partita strepitosa condita da un bel gol ed un assist favoloso dettati da motivazioni personali che vanno al di là di ogni cosa.
Il 3-0 con il quale gli azzurri hanno liquidato l'unica sorpresa di questo torneo è sintomo evidente di una squadra in crescita, parente stretto del 2-0 scaturito contro il Ghana, un risultato rotondo che fa zittire i presuntuosi teutonici, i nostri prossimi avversari, gli odiati rivali che ci bollano come "parassiti e vittimisti", come "mammoni e furbi". Ora ci temono e ci fischieranno come non mai nel catino dello stadio di Dortmund, lo stadio più caldo di Germania, ma questo servirà da ulteriore stimolo per prenderci l'ennesima rivincita sul piano calcististico.
Basta con le vittorie gladiatorie, ottenute con cuore, grinta e culo tipicamente italiano.
Basta con la sofferenza scaturita nel vedere una nazionale che arranca e vince grazie a rigori furbescamente ottenuti al 92' o che controlla, senza concedere acuti, partite noiose con gli avversari ridotti in dieci o in nove.
Finalmente un risultato ottenuto con coraggio e gioco, una prestazione quasi esemplare non solo per dedizione e concentrazione, ma anche grazie a continui fraseggi, triangolazioni, azioni in velocità, cambi di gioco e ripartenze manovrate che sono nelle nostre corde. Bastava solo crederci e ricordare.
Certo, di fronte non avevamo il Brasile o l'Argentina ma la modesta Ucraina che, comunque, il nostro quarto d'ora d'inferno ce lo ha fatto passare lo stesso quando, sull'1-0, Sheva e compagni si sono gettati all'attacco con foga e veemenza sfiorando più volte il pareggio che grazie alla difesa e a Buffon è stato scongiurato.
Ma ciò che ha rinfrancato è stato appunto la vena ispirata di un Totti che sta tornando ai suoi livelli e che non ha paura di rischiare colpi di tacco e aperture coraggiose, il ritorno al gol del nostro cannoniere principe Toni, il costruttivo moto perpetuo di Perrotta, gli accentramenti di Camoranesi, finalmente diligente e prezioso, e lo strapotere fisico e tattico di un Cannavaro immenso, vero e proprio dominatore di questo mondiale. Un collettivo che si è dimostrato unito e compatto, mantenendo la squadra corta e giocando la palla a uno-due tocchi per schiacciare gli ucraini sul piano della tecnica.
E poi, su tutti, Zambrotta. Quando si dice destino. Lui, più di tutti, teneva a questa partita dopo il gesto disperato del suo amico (e compagno di stanza alla Juve) Pessotto e più di tutti cercava la vittoria da dedicargli per fargli capire, come ha dichiarato nelle interviste successive alla gara, che se ce l'hanno fatta loro ce la deve fare anche il Pesso. Non "può", ma "deve". Così è arrivata una partita strepitosa condita da un bel gol ed un assist favoloso dettati da motivazioni personali che vanno al di là di ogni cosa.
Il 3-0 con il quale gli azzurri hanno liquidato l'unica sorpresa di questo torneo è sintomo evidente di una squadra in crescita, parente stretto del 2-0 scaturito contro il Ghana, un risultato rotondo che fa zittire i presuntuosi teutonici, i nostri prossimi avversari, gli odiati rivali che ci bollano come "parassiti e vittimisti", come "mammoni e furbi". Ora ci temono e ci fischieranno come non mai nel catino dello stadio di Dortmund, lo stadio più caldo di Germania, ma questo servirà da ulteriore stimolo per prenderci l'ennesima rivincita sul piano calcististico.







