- Qual è la cosa più strana che hai venduto?
- Che tipo di gente entra?
Alla prima domanda non esiste risposta. Il mio concetto di “strano” e “normale” si molto espanso rispetto alla media delle persone che conosco, perciò ogni cosa che direi di aver venduto potrebbe stupirti e sconvolgerti.
Esistono invece molteplici risposte alla seconda domanda. Il cliente tipo è la stessa persona che probabilmente ti taglia i capelli o ti fa il pieno di benzina. Oppure quello che è in coda davanti a te al supermercato o seduto di accanto a te, in chiesa, la domenica mattina.
L’unica differenza è che io li o visti come tu non li vedrai mai. Spesso c’è voluto tempo prima che si lasciassero andare, che mi confidassero i loro problemi nella speranza che io, come un fedele barista d’altri tempi, possa aiutarti come solo un estraneo spesso è in grado di fare. Altri invece sono vere e proprie macchiette fin dal primo sguardo. Basta un’occhiata e non te li scordi più.
I migliori clienti sono racchiusi in questa pagina. Con i loro modi di fare e di presentasi sono diventati il sale di questo negozio. Alcuni piacevoli, altri meno. Alcuni di loro, diventati amici fidati. Era bello quando qualcuno di loro passava solo per un saluto prima delle feste.
Eccone i migliori. Quelli che non dimenticherò mai. E qualcuno di loro mi mancherà ancor più di alcuni amici che ho avuto in passato.
Non conoscendo il nome di ciascuno di loro (e non potendoli nemmeno pubblicare), li descriverò col nomignolo con cui noi colleghi li identificavamo per le comunicazioni interne.
Renato Zero: fisicamente non gli assomiglia molto. Quello che lo ricorda è la parrucca a caschetto nero che indossa assieme a due centimetri di trucco che faticano a nascondere la barba alla Dr. House e, soprattutto, le calze autoreggenti che farebbero che lasciano intravedere una folta peluria degna di Beppe Bergomi, tacchi a spillo e portamento da Paris Hilton.
Asciugone: è il più grande esperto di porno dagli anni ’70 in poi. Se gli dici un film lui riesce a dirti oltre agli attori anche il regista, lo sceneggiatore e perfino il nome dell’autista che ha accompagnato una volta all’aeroporto la zia di Ron Jeremy per andare a trovare i parenti nell’Iowa.
Il suo soprannome ha un significato ambivalente: oltre a stressarti i maroni con queste inutili nozioni, ha anche un leggerissimo problema ghiandolare. Che fossimo in piena estate o a ridosso del capodanno, si poteva notare la sua camicia cambiare colore man mano che elencava la filmografia di Tracy Lord.
Sergio the Preist: ricordate quando eravate piccoli? Magari andavate all’oratorio e c’era un signore con la chitarra in mano che intonava le canzoni “approvate” dalla Chiesa. Lui è Sergio. Studia in seminario senza prendere i voti, non diventando mai prete ma ne diventa il braccio destro affiancandolo nella messa ogni domenica nella sua chiesa.
Il suo modo di parlare era tipico di un prete. Con quella voce calma e soffusa e l’inconfondibile cantilena tipica dei sermoni. Ovviamente una brava persona.
Pineo: brutto, molto brutto. Fa parte dello zoccolo duro del negozio. Praticamente è entrato a far parte dei top 10 già dal secondo giorno di apertura. Aveva il tremendo vizio di raccontarti per filo e per segno i film che aveva comprato la volta precedente. Ogni scena, ogni dettaglio. A parte la rottura di sentirlo parlare (e parlava tanto) svelava anche il finale e la cosa mi mandava in bestia.
Si chiama Pineo perchè probabilmente è il suo vero cognome. Il primo giorno si presentò così salvo poi ritrattare dicendo di non essersi mai chiamato in quel modo.
Calamity Trono: aspirante regista di film a luci rosse, deve il su nome al suo tempismo. Venne la prima volta l’11 settembre 2001, tornò qualche tempo dopo lo stesso giorno che un piccolo velivolo si schiantò contro il grattacelo Pirelli a Milano. E persino quando nel capoluogo lombardo si avvertì una scossa di terremoto, lui c’era. Per non parlare del fatto che spesso, quando lui veniva a farci visita, le condizioni climatiche erano sempre avverse. Ciò comportava una lunga permanenza in negozio a parlare del più o del meno in attesa che il tempo migliorasse.
Simone di Vagablond: questo essere umano è il fiore all’occhiello del negozio. All’inizio si presentò per cercare un film che l’aveva colpito particolarmente quindici anni prima (Vagablond appunto). Man mano che si prendeva confidenza cominciarono ad affiorare piccole verità su di lui a dir poco curiose. Cominciò col dire che era un ereditiero prima ancora che il mondo conoscesse le parole Paris Hilton. Yacht, appartamenti in centro Milano e auto sportive di lusso (ma girava sempre con un Alfa 164 del ‘91) erano il suo più grande orgoglio. Era stato anche modello di Versace poco prima che morisse (era alto 160cm!)
Un giorno però si aprì. Poco dopo l’11 settembre, si presentò preoccupato per la situazione in Medio Oriente. Ci rivelò, una volta ottenuta la nostra parola che avremmo mantenuto il segreto, che lui era un agente segreto del SISMI e che quel momento era particolarmente delicato per il suo reparto. In un attimo di follia ci rivelò anche il nascondiglio di Bin Laden ma se glielo chiedete, negherà anche sotto tortura.
Vista l’importanza del personaggio e le conoscenze illustri con le alte sfere della mondanità, era molto amico di Massimo Moratti. Da sempre sedeva accanto a lui allo stadio durante le partite dell’Inter. Ma quando un giorno gli feci notare che non l’avevo visto in TV il giorno prima, mi disse che era normale e che mai l’avrei visto: era un agente segreto, per lui essere invisibile era questione di vita o di morte (testuali parole).
Ciro l’Americano: parlava inglese esattamente come Alberto Sordi in un Americano a Roma. Lo faceva per darsi delle arie visto che aveva il pallino dell’America proprio come Albertone. E come Albertone, lui in America non c’era mai stato ma ne conosceva ogni fattezza. Il suo abbigliamento tipo, era tale e quale quello di JR in Dallas: stivali da cowboy, jeans e camicia con le frange. Immancabile il cappello da vaccaro.
il Predicatore: un signore anziano sulla settantina. Non ha mai comprato nulla. Il suo passatempo più grande era quello di assillarci per professare il suo verbo. Con il fare proprio di un predicatore della TV gesticolava ed esprimeva le sue considerazioni su tutto. Dilapidava giudizi e giustizia su politica, sport, società, clima, pensioni, spettacolo...
Non nascondo che più di una volta non mi sia passato per la mente di assumerlo per scrivere qualcosa su questo sito. Ma il pensiero che avrebbe avuto da ridire su alcuni contenuti da me scritti, mi fece desistere.
Chewbacca e C1P8: non venivano in coppia ma e come se si conoscessero. Il primo, muto, si esprimeva proprio come il gigante peloso di Guerre Stellari. So che non è bello prendere in giro qualcuno con questi problemi ma vi assicuro che la sua arroganza e la sua indisponenza hanno messo più volte a dura prova la mia pazienza.
C1P8 invece, come potete immaginare, aveva il difetto opposto. Parlava anche fin troppo ma per via di un simpatico tic nervoso, emetteva suoni acuti molto simili al famoso robottino a forma di barattolo.
Faccia da Topo: nessuna peculiarità se non quella di entrare da due anni sempre il sabato sera tra le 22 e le 22.05. Non ha mai sgarrato né cambiato giorno. Il problema di questo cliente era che bisognava rimarcargli l’orario di chiusura più di una volta. Non c’è stato sabato sera che non abbia dovuto prenderlo quasi di peso perché si accingesse a pagare.
Ovviamente, il soprannome, deriva da un’evidente somiglianza con un topo.
Aldo No Limits: colto, plurilaureato ed estremamente intelligente. Figlio del mito americano degli anni ’60 e ‘70, ha visto i più grandi gruppi rock di quegli anni esibirsi dal vivo, Rolling Stones su tutti. Mitico l’aneddoto di quando in prima fila proprio ad un concerto concerto degli Stones, Keith Richards in evidente stato di calura fa’ un cenno ad Aldo che gli allunga la sua birra.
Il suo nickname deriva dal fatto che quando attaccava a parlare non la finiva più e dalla sua immensa cultura in campo musicale. Questi fattori ci hanno fatto ricordare un personaggio dello spettacolo, Paolo Limiti, e da qui il No Limits è venuto da sé.
Paolo: ultra novantenne ma con l’energia di un ragazzino. Dopo essere stato sposato per oltre settant’anni rimane vedovo. Da quel momento rinasce una seconda volta cercando di godersi il più possibile la sua grande passione: le donne.
Girava da anni tra club, sexy shop e cinema hard. Non spendeva molto perchè a lui bastava stare nelle vicinanze e godere della gente che frequentava quei luoghi. La fortuna volle che il condominio in cui stava da più di cinquant’anni, piano piano, si era trasformato in un rifugio per donne da marciapiede. Tutti gli appartamenti eccetto il suo erano abitate da prostitute e lui era il cocco di tutte loro. Lui flirtava con tutte loro e loro stavano al gioco con molto rispetto.
Moltissime volte veniva da me per un saluto. Mi raccontava della guerra che ha vissuto in primo piano, delle sue conquiste, di sua moglie e della sua famiglia, originaria di Barletta.
Ormai sono anni che non lo vedo e nonostante la sua grandissima voglia di vivere, mi viene facile pensare che non ci sia più. Un ricordo speciale va’ a lui.
Parola: il classico scemo del paese. Quello che tutti conoscono e che tutti gli vogliono bene perchè è un po’ la mascotte del villaggio. Parola era così. Un gran chiaccherone e un povero ingenuo. Aveva perso la piccola eredità lasciatagli dal padre per spenderli tutti appresso ad un ucraina di 25 anni. La ragazza se l’è portato dietro per otto mesi in un furgone VolksWagen per tutta la Russia. Tornato in Italia da solo, l’unica cosa che gli rimaneva era la sua fedele bicicletta che aveva da sempre.
Parlava così tanto che spesso lo faceva anche con se stesso. Un giorno lo scoprì mentre faceva un po’ di disordine con le copertine dei DVD. Gli chiesi di fare più attenzione e di non mischiarle tutte. Lui negò dando la colpa ad un altro cliente. Peccato che fosse il primo cliente della giornata e l’unico fino a quel momento.
Quando mi allontanai sentì domandarsi e rispondersi: “Sei stato tu?” - “No no, sei scemo?!”.
Sonny: alto 210cm e largo come una porta (non per modo di dire). Il tutto racchiuso in un corpo d’ebano. Ex pugile clandestino, oggi buttafuori nelle discoteche più alla moda di Milano, Sunny è il gigante buono per eccellenza. Quello che all’inizio ti incute paura per poi ripararti letteralmente dietro le sue spalle per proteggerti dal male.
Ricordo un bambino che da dietro la porta del negozio cercava di sbirciare. La porta si aprì e al bambino apparve Sunny in tutta la sua maestosità. Gli arrivava alle ginocchia. Immaginate la scena: il bambino che dal basso alza la testa lentamente con gli occhioni vibranti e impauriti fino ad arrivare finalmente al volto, completamente nero. Il bambino scappa e lui inseguendolo per due passi che grida con voce profonda: “Non scappare, sono buono io...”.
Rinaldo: aveva un chiodo fisso: il traffico. Per lui il miglior luogo comune con cui rompere il ghiaccio (e non solo) era lamentarsi del traffico. Arrivava esattamente dalle mie parti e quindi conoscevo alla perfezione le condizioni per arrivare fino in negozio. Non ho mai capito come, ma anche la domenica lui riusciva a trovarsi imbottigliato in qualche ingorgo.
Ovviamente queste lamentele non rendono l’idea se non sono raccontate in dialetto milanese da un balbuziente. Dopo otto anni comincio solo ora a capire il senso di ogni suo discorso. Fortuna che è più o meno sempre quello.
Tra gli scaffali del negozio, oltre alla gente comune, tanti personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo. Se pubblicassi il loro nome passerei dei guai, ma nessuno mi vieta di ricordarli con le loro iniziali. Con alcuni di loro c’è stato un rapporto particolare tanto che chiedevano di me per essere serviti:
E.S., M.C., L.R. & F.S, P&C, E.V., M.F., F.R. & G.G., S.P., M.M., N.G, T. ...
