A volte una giornata buon andare bene. Ti svegli la mattina, vai al lavoro, nessuno che ti stressa e ci scappa anche un’oretta di straordinario ben pagata, in cui hai fatto poco o niente al di fuori dell’ordinario. A questo punto sei contento e te ne vai spensieratamente verso a casa sapendo che l’indomani sarà perfino il tuo giorno di riposo.
Ma poi fai i conti con la legge di Murphy e tutto quello che potrebbe andarti storto… andrà storto.
Il piano è semplice: prendo la metro per 15 minuti, salgo sul treno delle 20.35 e in pochi minuti sarò a casa.
Ore 20.15
Esco dal negozio e saluto i colleghi. Uno scambio di battute veloci e mi incammino per la fermata della metro.
ore 20.17
Stazione della metro di Lima. Attendo il primo convoglio per Sesto S. Giovanni FS. Tempo di attesa: 7 minuti!
Ho virtualmente già perso il treno delle 20.35. Poco male, ce n’è uno alle 20.50.
ore 20.27
Arriva finalmente il treno con ulteriori 2 minuti di ritardo. A questo punto, ho i minuti contati.
Mi porto all’inizio del convoglio dove è noto che i vagoni sono meno pieni. Non oggi però.
Le prime quattro carrozze sono talmente colme che non c’è modo di salire. Cerco di farmi breccia in qualche modo ma ogni vagone mi respinge come fossi un puzzone lebbroso.
Rimango sulla banchina assieme ad altre trenta persone. Tutto il treno mi passa davanti gremito di gente accalcata come sardine. Tranne che per l’ultimo vagone. Mezzo vuoto. Ad averlo saputo…
ore 20.34
Arriva il secondo treno. Mi prometto che se si fosse ripetuta l’occasione avrei sradicato fuori dalla carrozza qualche vecchietta pur di salire a bordo.
Questa volta le cose vanno diversamente. Io e gli altri “scartati” riusciamo a salire.
Faccio due conti. Ho 16 minuti per compiere un tragitto di 15 minuti prima di riuscire a salire sul treno delle 20.50, l’ultimo per Lissone prima dell’entrata in vigore dell’orario post-pendolare. Vale a dire che il prossimo treno sarebbe passato dopo un’ora.
Confido nei ritardi. In questi giorni di neve sono piuttosto comuni.
ore 20.44
A tre fermate e sei minuti dal traguardo, il treno decide di fermarsi e di comunicare la fine del servizio. La fine del servizio? Quando mancano tre fermate? Brutto demente di un autista, credi di essere l’unico che deve rientrare a casa dopo una giornata di lavoro?
L’omino della vigilanza mi desiste nel raggiungere la cabina di comando per far valere le mie ragioni. Devo rimanere calmo e aspettare il terzo treno a quanto pare necessario per un tragitto totale di 7,2 Km. Arriverà dopo tre minuti.
ore 20.53
Il treno della metro raggiunge la sua meta. Corro all’impazzata per cercare di raggiungere il primo binario dove potrebbe aspettarmi il mio treno in ritardo. Lo raggiungo ma è troppo tardi. È partito da poco più di un minuto. Era in ritardo, ma non abbastanza.
A questo punto mi tocca chiamare mio fratello che implorargli di venirmi a prendere a Monza per la quale sarebbe passato un treno venti minuti dopo. Fortunatamente, mio fratello decide di non chiedermi un rene in cambio. E a questo punto, aspetto.
Mi prende un languorino improvviso. Ho davanti un distributore automatico di patatine, dolcetti e bevande. In tasca ho una moneta da 1 euro.
Decido di investire quell’euro e il tempo d’attesa, in un aperitivo a base di sali e grassi che mi avrebbero sedato lo stomaco e la psiche. Scelgo con cura il mio premio per la pazienza mostrata. Un pacchetto di patatine ricche di grassi sembra l’opzione migliore rispetto ad un Kinder Pinguì.
Inserisco l’euro. Seleziono il prodotto numero 21. Il meccanismo si muove e lascia cadere il mio tesoro.
Cazzo!!!!!!!

Ore 21.04
Ritiro i miei 20 centesimi di resto. Affamato e a testa bassa, mi siedo sulla panchina… bagnata.
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