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Posts Tagged ‘lavoro’

Serenità latente – parte terza (Calimero’s version)

17 aprile 2011 5 commenti

Per una corretta lettura di questo articolo, premere play nel lettore sottostante:

Non vi aspettavate la terza parte vero? Ebbene, c’è anche una terza parte. D’altronde, io non ho mai detto che avrei parlato di lavoro e basta.
Ma parliamo di lavoro.

Mi ritrovo ancora una volta, come quel novembre 2008 a pensare e meditare sul mio futuro. Penso agli anni passati, alle scelte compiute e a quelle mai intraprese. Penso cosa sarebbe successo se fossi andato avanti con gli studi invece di accontentarmi del primo lavoro capitatomi. Penso a cosa sarei diventato se il mio ruolo di delegato marketing avesse preso piede. Forse sarei diventato più cinico e più attaccato ai soldi (???) o forse avrei semplicemente rimandato le lacrime qualche mese più tardi quando la ditta chiuse i battenti senza preavviso lasciando a casa i miei colleghi. Con nessuno di loro ho legato ma ho anche avuto poco tempo per farlo. Indubbiamente però, mi dispiace averli visti appiedati per colpa di un francesino incompetente e arrogante (esistono francesi differenti?).

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Serenità latente – parte seconda

12 aprile 2011 8 commenti

Mi trovavo nella tavola calda più sfigata di corso Buenos Aires. Frequentavo quel posto per un solo motivo: lì non avrei incontrato mai i responsabili e i loro scagnozzi. Mi ero già giocato il Burger King di piazza Lima, il ristorante cinese con la cameriera sexy, la tavola calda dal risotto ai funghi più prelibato di Milano e persino il kebabbaro era diventato territorio nemico. Tutti posti che loro erano soliti a frequentare erano per me off limits.

Ricevetti una telefonata da un’agenzia di lavoro di Vicenza che aveva trovato interessante il mio curriculum. A quanto pare, perchè io non mi ricordavo, avevano ricevuto la mia candidatura per una posizione di responsabile di un supermercato discount.
Io non ho mai lavorato in un supermercato e tantomeno ho mai desiderato farlo. Anzi, ho sempre considerato quel lavoro una posizione assolutamente poco attraente (per usare un eufemismo). Non ha niente a che vedere con la vendita alla quale ero abituato. Non hai da convincere un indeciso per acquistare un prodotto. Non puoi flirtare con le clienti per appioppargli l’ultimo ritrovato di bene di consumo di qualsiasi genere. E alla fine della giornata, dato che non hai parlato con nessuno se non con te stesso, non hai aneddoti sulla giornata. O per lo meno, se te li racconti, li conosci già.

E perchè mai avrei dovuto candidarmi per una posizione del genere? Fatto sta che probabilmente l’ho fatto. E questa agenzia ha colto la palla al balzo per vantare con orgoglio tra le sue fila un bel Martini neo-stipendiato.

Al telefono me la sono tirata parecchio. Ho detto loro che quella posizione era da me ambitissima da molto tempo perchè mi ero stancato di lavorare in negozi chic e raffinati. Volevo il contatto con la medio-bassa borghesia, da troppo tempo lontana da me e dalle mie abitudini medio-borghesi.

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Serenità latente – parte prima

10 aprile 2011 6 commenti

Il dizionario definisce serenità come uno stato di calma e un’assenza di preoccupazioni. Esattamente lo stato d’animo in cui io non sono.
Sono passati quattro mesi dall’ultimo contenuto, peraltro d’obbligo come un augurio di Buon Natale. Il motivo è presto detto: assenza di serenità.

Ho sperimentato il mobbing estremo nella terra dei giapponesi. Ho capito cosa significa non seguire la corrente come i tonni e andarci contro come i salmoni. Salmoni che non considerano il “leccare il culo” come un sistema per mantenersi un posto di lavoro.
Ho lasciato dei bei ricordi là. Nonostante i due stronzi (e i loro altrettanti scagnozzi). È stata una bellissima esperienza e i colleghi che mi hanno dimostrato rispetto e solidarietà sono la dimostrazione che lottare contro due mulini a vento ti fortifica come persona ma a volte non coincide col raggiungimento degli obiettivi personali.

E così mi ritrovo a festeggiare il mio ennesimo venticinquesimo compleanno con una lettera di conclusione del rapporto di lavoro, senza neanche la soddisfazione di sputare in faccia ciò di cui ero stato protagonista e testimone negli ultimi mesi. Un “in bocca al lupo” falso come i miei 25 anni dalla checca isterica, e una stretta di mano forzata e senza guardarmi negli occhi dalla lesbica repressa.

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Una giornata quasi perfetta: cronaca di 60 minuti di sfiga

22 dicembre 2010 2 commenti

A volte una giornata buon andare bene. Ti svegli la mattina, vai al lavoro, nessuno che ti stressa e ci scappa anche un’oretta di straordinario ben pagata, in cui hai fatto poco o niente al di fuori dell’ordinario. A questo punto sei contento e te ne vai spensieratamente verso a casa sapendo che l’indomani sarà perfino il tuo giorno di riposo.

Ma poi fai i conti con la legge di Murphy e tutto quello che potrebbe andarti storto… andrà storto.
Il piano è semplice: prendo la metro per 15 minuti, salgo sul treno delle 20.35 e in pochi minuti sarò a casa.

Ore 20.15
Esco dal negozio e saluto i colleghi. Uno scambio di battute veloci e mi incammino per la fermata della metro.

ore 20.17
Stazione della metro di Lima. Attendo il primo convoglio per Sesto S. Giovanni FS. Tempo di attesa: 7 minuti!
Ho virtualmente già perso il treno delle 20.35. Poco male, ce n’è uno alle 20.50.

ore 20.27
Arriva finalmente il treno con ulteriori 2 minuti di ritardo. A questo punto, ho i minuti contati.
Mi porto all’inizio del convoglio dove è noto che i vagoni sono meno pieni. Non oggi però.
Le prime quattro carrozze sono talmente colme che non c’è modo di salire. Cerco di farmi breccia in qualche modo ma ogni vagone mi respinge come fossi un puzzone lebbroso.
Rimango sulla banchina assieme ad altre trenta persone. Tutto il treno mi passa davanti gremito di gente accalcata come sardine. Tranne che per l’ultimo vagone. Mezzo vuoto. Ad averlo saputo…

ore 20.34
Arriva il secondo treno.  Mi prometto che se si fosse ripetuta l’occasione avrei sradicato fuori dalla carrozza qualche vecchietta pur di salire a bordo.
Questa volta le cose vanno diversamente. Io e gli altri “scartati” riusciamo a salire.
Faccio due conti. Ho 16 minuti per compiere un tragitto di 15 minuti prima di riuscire a salire sul treno delle 20.50, l’ultimo per Lissone prima dell’entrata in vigore dell’orario post-pendolare. Vale a dire che il prossimo treno sarebbe passato dopo un’ora.
Confido nei ritardi. In questi giorni di neve sono piuttosto comuni.

ore 20.44
A tre fermate e sei minuti dal traguardo, il treno decide di fermarsi e di comunicare la fine del servizio. La fine del servizio? Quando mancano tre fermate? Brutto demente di un autista, credi di essere l’unico che deve rientrare a casa dopo una giornata di lavoro?
L’omino della vigilanza mi desiste nel raggiungere la cabina di comando per far valere le mie ragioni. Devo rimanere calmo e aspettare il terzo treno a quanto pare necessario per un tragitto totale di 7,2 Km. Arriverà dopo tre minuti.

ore 20.53
Il treno della metro raggiunge la sua meta. Corro all’impazzata per cercare di raggiungere il primo binario dove potrebbe aspettarmi il mio treno in ritardo. Lo raggiungo ma è troppo tardi. È partito da poco più di un minuto. Era in ritardo, ma non abbastanza.

A questo punto mi tocca chiamare mio fratello che implorargli di venirmi a prendere a Monza per la quale sarebbe passato un treno venti minuti dopo. Fortunatamente, mio fratello decide di non chiedermi un rene in cambio. E a questo punto, aspetto.

Mi prende un languorino improvviso. Ho davanti un distributore automatico di patatine, dolcetti e bevande. In tasca ho una moneta da 1 euro.
Decido di investire quell’euro e il tempo d’attesa, in un aperitivo a base di sali e grassi che mi avrebbero sedato lo stomaco e la psiche. Scelgo con cura il mio premio per la pazienza mostrata. Un pacchetto di patatine ricche di grassi sembra l’opzione migliore rispetto ad un Kinder Pinguì.
Inserisco l’euro. Seleziono il prodotto numero 21. Il meccanismo si muove e lascia cadere il mio tesoro.

Cazzo!!!!!!!

Ore 21.04
Ritiro i miei 20 centesimi di resto. Affamato e a testa bassa, mi siedo sulla panchina… bagnata.

Un mio bel momento da ricordare e condividere

20 dicembre 2010 Nessun commento

Il 5 giugno scorso ho avuto la fortuna di partecipare attivamente ad uno degli eventi più belli che la Brianza abbia mai visto. All’interno del Visual Noise Festival, noi di AreaOdeon siamo riusciti a realizzare un cortometraggio animato proiettato su Villa Reale. Abbiamo racconto una storia sfruttandone la complessa architettura delle tre facciate a ferro di cavallo.

È stato un lavoro immane. Sei mesi di lavoro dall’idea di partenza. Ricordo le ore molto piccole passate a cercare le strumentazioni basate su pure e semplici teorie, visto che nessuno mai aveva realizzato un’impresa simile.
E poi ricordo il workshop con i ragazzi, tutti entusiasti e al tempo stesso increduli per quello che stavano realizzando. “No, non può funzionare.” si ripeteva qualcuno di tanto in tanto.

E poi arriva il 5 giugno. Dopo una giornata di 35° sotto il sole cocente, arriva il momento di AreaOdeon (a dire la verità con 40 minuti di ritardo).
E questo ne è il risultato:

clicca qui se non vedi il video

Conoscevo quel video come le mie tasche ma guardarlo su un monitor e poi ammirarlo sulla villa è stato come vederlo per la prima volta. E fa niente se qualche video ha fatto cilecca o se non tutto è riuscito come volevamo. Nessuno se n’è accorto.

Una delle cose più belle alle quali abbia mai partecipato. E volevo condividerla con voi.

www.areaodeon.org

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