Il 5 giugno scorso ho avuto la fortuna di partecipare attivamente ad uno degli eventi più belli che la Brianza abbia mai visto. All’interno del Visual Noise Festival, noi di AreaOdeon siamo riusciti a realizzare un cortometraggio animato proiettato su Villa Reale. Abbiamo racconto una storia sfruttandone la complessa architettura delle tre facciate a ferro di cavallo.
È stato un lavoro immane. Sei mesi di lavoro dall’idea di partenza. Ricordo le ore molto piccole passate a cercare le strumentazioni basate su pure e semplici teorie, visto che nessuno mai aveva realizzato un’impresa simile.
E poi ricordo il workshop con i ragazzi, tutti entusiasti e al tempo stesso increduli per quello che stavano realizzando. “No, non può funzionare.” si ripeteva qualcuno di tanto in tanto.
E poi arriva il 5 giugno. Dopo una giornata di 35° sotto il sole cocente, arriva il momento di AreaOdeon (a dire la verità con 40 minuti di ritardo).
E questo ne è il risultato:
clicca qui se non vedi il video
Conoscevo quel video come le mie tasche ma guardarlo su un monitor e poi ammirarlo sulla villa è stato come vederlo per la prima volta. E fa niente se qualche video ha fatto cilecca o se non tutto è riuscito come volevamo. Nessuno se n’è accorto.
Una delle cose più belle alle quali abbia mai partecipato. E volevo condividerla con voi.
www.areaodeon.org
Categorie:Amarcord, AreaOdeon, il Martini dice..., Tech, TV, Cinema & Musica Tag: amarcord, estate, lavoro, musica, personale, ricordi, tech, tecnologie, video, Web
Nel fantastico mondo dei serial TV può capitare che un telefilm si componga di un unica stagione. I motivi, per il 99% dei casi, è lo scarso interesse suscitato dal pubblico che causa la sospensione da parte della rete.
Ricordo in passato di aver aspettato inutilmente la seconda stagione di diversi serial dopo aver visto l’ultima puntata della stagione d’esordio.
Uno di questi era Saved, un medical dhrama un po’ diverso dai soliti Dr. House e Grey’s Anatomy (che, ironia della sorte, era nato come tappabuchi da una sola stagione).
Saved racconta le vicissitudini di un paramedico di portland reduce da un passato travagliato fatto di soldi, droga e gioco d’azzardo e che riparte da zero a bordo di un’ambulanza. Una trama originale, personaggi di spessore (soprattutto i comprimari) e una colonna sonora molto attuale.
Anche gli ascolti godevano di un ottimo rispetto, ma ciò nonostante la serie chiude i battenti alla prima stagione dopo un finale decisamente adrenalinico. Prosegui la lettura…
Me ne stavo seduto al bancone del Sax degustando il mio tradizionale Martini Sax Menu da € 6,80 (caffè, birrra e Cynar), quando arriva Gigi con grandi notizie. Mi dice di avere “tra le mani” una giovane ragazza sui vent’anni con la quale però non aveva trovato la giusta affinità. I gusti di Gigi in fatto di donne li conoscevo bene. Di solito sono giovani, pisellabili e con la giusta dose di cafonaggine.
Memore della piacevole serata passata qualche settimana prima nella grande mela, suggerisco al mio compagno di merende di organizzare un blind date. E dopo aver perso 15 minuti a spiegargli che le bende per coprirsi gli occhi non c’entravano nulla, detti lui il mio consenso a dare a lei il mio numero di cellulare.
Passarono un paio di giorni quando ricevetti la chiamata della mia potenziale bella. Una telefonata breve, giusto il tempo necessario per presentarci telefonicamente e accettare all’unisono il desiderio di incontrarci da lì ad una settimana. La chiameremo per comodità, Veronica. Prosegui la lettura…
Qualche tempo fa, credevo che la nuova frontiera dell’accoppiamento fosse l’appuntamento alla cieca. Niente di trascendentale o di ultra innovativo. Il tizio A convince gli amici B e C ad incontrarsi per la prima volta nel posto Y all’ora X. Risultato: se tutto va bene B e C si sposano. Nella peggiore, il tizio A litiga con B o C e nessuno rimane ferito.
Seguendo questa elementare quanto noiosa equazione, Steve (A), l’amico newyorkese di Marcello (A2), mi organizza un blind date (appuntamento alla cieca) con Souzanne (B). Una sua amica non giovanissima ma ancora di belle speranze. Io (C) non ho grandi difficoltà con la lingua inglese, ma in un appuntamento in cui si può parlare di tutto e di più, rischiavo di incartarmi e/o fare scena muta nei momenti salienti. Così Steve, per farmi sentire più a casa, organizza l’appuntamento tra me e Souzanne al ristorante italiano il Bagatto (Y) nel lower east side a Manhattan alle 9pm precise (X)
Souzanne è in ritardo di 5 minuti. Una qualità notevole per una donna. È carina, capelli ricci e rossi che le cadono sulle spalle, occhi azzurri e una carnagione chiara con qualche lentiggine. È originaria di Boston, dove risiede ancora la sua famiglia. Attraversava una fase professionale altalenante e anche per questo motivo riuscimmo a trovare punti in comune. Prosegui la lettura…
Era il 1997. Il Professore all’epoca girava per la Brianza con una Renault R11 grigia. Quell’auto è stata per anni l’ammiraglia di famiglia. La prima con i vetri elettrici, sedili avvolgenti e un motore generoso che erogava 48 poderosissimi cavalli. Considerando che l’avevamo dall’87, quell’auto aveva le carte giuste per diventare l’auto ufficiale del Martini. Ma come ho detto poche righe fa, il Professore ne era il pilota ufficiale. Grippò il motore alla soglia dei 170 mila chilometri. E per l’insetto scoppiettante non c’era più niente da fare.
Si vide all’improvviso costretto a scegliere e acquistare un’auto. Scelse una Clio Nouvelle nuova fiammante color vomito di ubriaco (o più propriamente detto, bordeaux). Matteo la battezzò simpaticamente, l’Aborto. Prosegui la lettura…
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